Api in inverno: come sopravvive l’alveare al freddo grazie al glomere
Le api in inverno affrontano una delle sfide più impegnative del loro ciclo annuale: sopravvivere al freddo quando i fiori scarseggiano e le temperature esterne possono scendere sotto lo zero. A differenza di molti altri insetti, le api mellifere non entrano in un vero letargo. La colonia rimane attiva all’interno dell’alveare, organizzandosi in una struttura collettiva chiamata glomere invernale.
Questo comportamento permette a migliaia di api di conservare il calore, utilizzare le riserve di miele e proteggere la regina fino al ritorno della primavera. È un esempio di termoregolazione collettiva, in cui la sopravvivenza dipende dalla collaborazione dell’intera colonia.
Indice dei contenuti
- Le api vanno in letargo durante l’inverno?
- Il glomere invernale: come funziona
- Come producono calore senza volare
- Il movimento delle api all’interno del glomere
- Le riserve di miele e il nutrimento invernale
- Api invernali e api estive: le differenze
- Come cambia la vita dell’alveare durante l’inverno
- Il lavoro degli apicoltori nei mesi freddi
- Come aiutare gli impollinatori nel giardino autunnale
- Il risveglio primaverile della colonia
- Conclusioni
Le api in inverno vanno davvero in letargo?
È comune immaginare che le api, con l’arrivo del freddo, si addormentino all’interno dell’alveare aspettando la primavera. In realtà, le colonie di api mellifere (Apis mellifera) seguono una strategia molto diversa.
Le api non entrano in una vera ibernazione. Riducono notevolmente l’attività di volo, limitano il consumo energetico quando possibile e si riuniscono per mantenere condizioni favorevoli alla sopravvivenza della colonia.
Durante le giornate invernali più miti, alcune operaie possono uscire dall’alveare per compiere brevi voli di purificazione, necessari per eliminare le deiezioni accumulate durante i periodi di permanenza all’interno.
Questi voli dipendono dalle condizioni meteorologiche, dall’esposizione dell’arnia e dalle caratteristiche della colonia. Non esiste una temperatura universale alla quale tutte le api iniziano a volare.
Quando il freddo diventa intenso, invece, la maggior parte delle operaie rimane nell’alveare e contribuisce al mantenimento del glomere.
È importante distinguere le api mellifere da altri impollinatori. Molte specie di api solitarie trascorrono l’inverno in uno stadio immaturo o come adulti riparati, mentre nei bombi delle regioni temperate sono soprattutto le nuove regine fecondate a superare la stagione fredda.
Il glomere invernale: la strategia delle api contro il freddo
Il glomere è un raggruppamento compatto di operaie che si forma quando le condizioni termiche rendono necessario conservare il calore.
Le api si dispongono intorno alla regina, formando una massa tridimensionale che può occupare gli spazi tra diversi favi. La sua forma e le sue dimensioni cambiano in funzione della temperatura, della popolazione e della disposizione delle riserve alimentari.
Nelle giornate meno fredde, il raggruppamento può diventare più ampio e meno compatto. Quando la temperatura esterna diminuisce, le api tendono ad avvicinarsi maggiormente, riducendo la dispersione termica.
Come è organizzato il glomere
All’interno del raggruppamento si distinguono generalmente due zone funzionali.
La parte esterna è costituita da operaie molto ravvicinate, che contribuiscono a limitare la perdita di calore. Gli individui di questa fascia possono avere una temperatura corporea inferiore rispetto a quelli situati nelle regioni interne.
La zona centrale ospita api che partecipano attivamente alla produzione e alla distribuzione del calore. La regina si trova normalmente in una regione protetta del raggruppamento.
Il glomere non mantiene necessariamente tutta l’arnia calda. La strategia delle api consiste soprattutto nel conservare condizioni adatte alla sopravvivenza del gruppo, evitando di riscaldare inutilmente l’intero spazio disponibile.
Quali temperature si raggiungono nel glomere?
La temperatura interna varia in base alla presenza di covata, all’intensità del freddo e allo stato della colonia.
Quando non è presente covata, il centro del glomere può mantenersi intorno a 20–25 °C, ma sono possibili valori diversi. La periferia è sensibilmente più fredda e può avvicinarsi a circa 8–12 °C in determinate condizioni.
Quando la regina riprende la deposizione e sono presenti larve da allevare, le api devono mantenere l’area della covata intorno a 34–35 °C.
Questi valori sono indicativi, non soglie fisse valide per ogni alveare. Le misurazioni dipendono dal punto osservato, dal periodo stagionale e dalle condizioni sperimentali.

Come producono calore le api senza volare
Uno degli aspetti più interessanti della sopravvivenza delle api è la loro capacità di generare calore attraverso l’attività muscolare.
Le operaie utilizzano i muscoli toracici normalmente coinvolti nel volo, attivandoli senza produrre il movimento delle ali necessario per decollare.
Questo processo è conosciuto come termogenesi muscolare. L’energia chimica ricavata dagli alimenti viene trasformata in lavoro muscolare e calore, contribuendo al riscaldamento del corpo e delle api vicine.
Non si tratta semplicemente di sbattere le ali dentro l’alveare. Le contrazioni dei muscoli del volo possono avvenire senza un movimento visibile delle ali.
Il ruolo del torace nella termoregolazione
Il torace contiene i principali muscoli responsabili del volo e rappresenta una zona fondamentale per la produzione di calore.
Le operaie possono aumentare l’attività muscolare quando la temperatura del raggruppamento scende. Altre api contribuiscono soprattutto alla conservazione del calore attraverso la disposizione compatta dei loro corpi.
La produzione di calore richiede energia e, di conseguenza, alimentazione. Per questo motivo la termoregolazione è strettamente collegata alla disponibilità delle riserve invernali.
Una colonia numerosa, sana e ben nutrita dispone generalmente di maggiori possibilità di affrontare lunghi periodi freddi rispetto a una colonia molto debole, anche se la sola dimensione non garantisce la sopravvivenza.
Come si alternano le api tra l’esterno e il centro del glomere
Il glomere non è una struttura immobile. Le operaie possono modificare la propria posizione, spostandosi gradualmente tra le regioni periferiche e quelle interne.
Questo movimento contribuisce alla distribuzione del calore e permette alle api di adattarsi alle condizioni del raggruppamento.
Le operaie che si trovano nella fascia esterna sono maggiormente esposte al raffreddamento. Quando le condizioni lo consentono, possono spostarsi verso zone più interne, mentre altre assumono posizioni periferiche.
Non bisogna però immaginare una rotazione perfettamente regolare, nella quale ogni ape segue un turno prestabilito. Gli spostamenti dipendono dalla temperatura, dalla densità del glomere e dalle necessità della colonia.
Un organismo collettivo
La capacità delle api di coordinarsi senza un controllo centrale rende la colonia un esempio di comportamento collettivo.
Ogni operaia reagisce a stimoli locali, come temperatura, contatto con le compagne e disponibilità di alimento. Dall’insieme di queste risposte emerge una regolazione efficace dell’ambiente interno.
La regina non dirige materialmente gli spostamenti delle operaie. La stabilità termica deriva dall’attività coordinata delle api che compongono il glomere.
Le riserve di miele: il carburante delle api in inverno
Il miele rappresenta una delle principali fonti energetiche che consentono alle colonie di superare i mesi freddi.
Durante la primavera e l’estate, le operaie raccolgono nettare, lo trasformano e lo immagazzinano nei favi. Una parte di queste scorte viene utilizzata quando le risorse floreali diventano insufficienti.
Gli zuccheri contenuti nel miele alimentano il metabolismo delle api e permettono la produzione del calore necessario alla sopravvivenza.
Come raggiungono il miele durante l’inverno
Il glomere può spostarsi lentamente sui favi per raggiungere le riserve alimentari disponibili.
Quando le temperature sono particolarmente basse, però, la capacità di movimento del gruppo può risultare limitata. In alcune circostanze una colonia può morire di fame pur avendo ancora miele in zone dell’alveare difficilmente raggiungibili.
Questo fenomeno dimostra che non conta soltanto la quantità complessiva delle scorte, ma anche la loro posizione rispetto al raggruppamento.
Quanto miele serve a una colonia?
Non esiste una quantità identica per tutte le arnie.
Il fabbisogno dipende dalla durata dell’inverno, dal clima, dalla forza della colonia, dal tipo di arnia e dalla ripresa della deposizione primaverile.
In diverse pratiche apistiche europee si considerano scorte nell’ordine di circa 15–25 kg per alcune colonie produttive, ma questo intervallo non deve essere interpretato come una prescrizione universale.
In zone con inverni lunghi o particolari condizioni climatiche possono essere necessarie quantità differenti. Gli apicoltori devono valutare il fabbisogno secondo le indicazioni tecniche locali.
Anche l’umidità ha un ruolo importante. La respirazione delle api produce vapore acqueo che, se si condensa eccessivamente sulle superfici fredde, può creare condizioni sfavorevoli.
Api invernali e api estive: due generazioni con funzioni diverse
Le operaie nate durante la stagione produttiva non hanno necessariamente la stessa durata di vita delle operaie destinate a superare l’inverno.
Le cosiddette api estive svolgono numerose attività, tra cui nutrire le larve, costruire i favi, pulire l’alveare e raccogliere nettare e polline.
Durante i periodi di intensa attività, molte operaie vivono indicativamente alcune settimane, spesso nell’ordine di 4–6 settimane. La durata effettiva varia con l’ambiente, il lavoro svolto e le condizioni della colonia.
Le api invernali, invece, possono vivere diversi mesi e contribuire alla sopravvivenza dell’alveare fino alla primavera.
Perché le api invernali vivono più a lungo?
Le operaie che si sviluppano alla fine dell’estate e in autunno presentano caratteristiche fisiologiche differenti.
In particolare, possono accumulare maggiori riserve corporee e livelli elevati di vitellogenina, una proteina coinvolta in diversi processi fisiologici, tra cui il metabolismo e la regolazione della longevità.
La minore attività di raccolta e le modificazioni della fisiologia contribuiscono alla loro durata di vita più lunga.
In condizioni favorevoli, alcune api invernali possono sopravvivere per circa 4–6 mesi o anche più a lungo. Questi valori non rappresentano una durata garantita per ogni individuo.
La salute della colonia, l’alimentazione autunnale e la pressione dei parassiti influenzano sensibilmente la sopravvivenza.
L’importanza delle ultime fioriture
Il polline disponibile tra la fine dell’estate e l’autunno è particolarmente importante per la crescita delle operaie che formeranno la popolazione invernale.
Un’alimentazione varia può contribuire allo sviluppo delle riserve corporee necessarie per affrontare i mesi successivi.
Per questo motivo, le risorse floreali tardive rappresentano un elemento utile sia negli ambienti agricoli sia nei giardini.
Come cambia la vita dell’alveare durante l’inverno
Con l’accorciarsi delle giornate e la riduzione delle risorse disponibili, la colonia modifica progressivamente le proprie attività.
La deposizione della regina può rallentare molto o interrompersi temporaneamente, soprattutto nelle regioni caratterizzate da inverni freddi.
Nelle zone italiane più miti, invece, alcune colonie possono mantenere piccole aree di covata anche durante l’inverno.
Questa differenza ha conseguenze importanti perché la presenza di larve richiede temperature più elevate e un maggiore investimento energetico.
Che cosa succede ai fuchi?
I fuchi sono i maschi delle api mellifere e hanno principalmente una funzione riproduttiva.
Nelle colonie delle regioni temperate, molti fuchi vengono allontanati alla fine della stagione riproduttiva, quando le risorse iniziano a diminuire.
Questo comportamento riduce il consumo di alimento da parte di individui che, in quel periodo, non contribuiscono direttamente alla sopravvivenza della colonia.
Non si tratta però di una regola assoluta: in particolari condizioni climatiche o biologiche alcuni fuchi possono rimanere presenti più a lungo.
La situazione cambia da Nord a Sud
Sulle Alpi e nelle zone appenniniche più fredde, le colonie possono affrontare periodi prolungati con poche opportunità di volo.
Nelle aree costiere e nelle regioni meridionali, invece, le giornate miti possono consentire un’attività intermittente anche durante l’inverno.
Il clima locale influenza quindi la durata del glomere, il consumo delle riserve e il calendario delle attività apistiche.
Come gli apicoltori proteggono le api in inverno
La preparazione dell’alveare comincia prima dell’arrivo del freddo. Un buon invernamento dipende soprattutto dalle condizioni della colonia alla fine dell’estate e durante l’autunno.
Gli apicoltori controllano la forza della famiglia, la disponibilità delle riserve, la salute della regina e l’eventuale presenza di problemi sanitari.
Particolare attenzione viene dedicata alla Varroa destructor, un acaro parassita che può indebolire le api e favorire la diffusione di virus.
Il controllo della varroa
Una gestione efficace della varroa è essenziale per favorire la formazione di api invernali sane.
I trattamenti devono rispettare le disposizioni vigenti, le indicazioni veterinarie e le modalità d’impiego dei prodotti autorizzati.
Non è corretto improvvisare trattamenti domestici o applicare sostanze non approvate all’interno dell’alveare.
Ridurre le aperture durante il freddo
Aprire frequentemente un’arnia durante giornate molto fredde può disturbare il glomere e modificare le condizioni interne.
Per questo motivo, gli apicoltori limitano le ispezioni invasive e utilizzano, quando appropriato, controlli esterni o metodi poco disturbanti.
La valutazione del peso dell’arnia, ad esempio, può fornire indicazioni sull’andamento delle scorte, pur non sostituendo una verifica completa quando necessaria.
Protezione dall’umidità e dal vento
Le arnie devono essere mantenute in condizioni che limitino infiltrazioni d’acqua, ristagni e condensa eccessiva.
La protezione dai venti dominanti può essere utile, ma è importante evitare soluzioni che impediscano una ventilazione adeguata.
Anche l’isolamento deve essere valutato in funzione del tipo di arnia e del clima locale. Non tutte le colonie richiedono lo stesso intervento.
Per approfondire gli aspetti tecnici e sanitari dell’apicoltura, è possibile consultare le risorse del Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che si occupa anche di salute e patologie delle api.
Come aiutare gli impollinatori nel giardino autunnale
Anche chi non possiede un alveare può contribuire a creare un ambiente favorevole agli impollinatori.
Un giardino ricco di specie vegetali, con fioriture distribuite durante l’anno e piccoli rifugi naturali, può offrire risorse utili a numerosi insetti.
L’obiettivo non è soltanto aiutare le api mellifere, ma sostenere anche bombi, api solitarie, sirfidi e altri organismi che partecipano all’impollinazione.
Conservare le fioriture tardive
Alcune piante possono fornire nettare o polline fino all’autunno, quando le condizioni meteorologiche permettono ancora l’attività degli insetti.
Tra le specie interessanti si possono considerare l’edera comune, alcune varietà di aster e diverse piante aromatiche che continuano a fiorire.
La scelta deve tenere conto del clima locale, dell’origine delle specie e della loro compatibilità con l’ambiente.
L’edera, in particolare, può rappresentare una risorsa alimentare autunnale importante per diversi insetti. È preferibile conservarla dove cresce senza creare problemi a strutture o vegetazione circostante.
Lasciare alcune zone indisturbate
Molte api selvatiche non vivono in grandi colonie e utilizzano cavità nel terreno, steli secchi o piccoli spazi naturali per completare il ciclo biologico.
Lasciare una parte del giardino meno ordinata può favorire la disponibilità di rifugi.
Gli steli cavi e i residui vegetali sani possono essere mantenuti fino alla primavera, evitando una pulizia eccessivamente precoce.
Anche uno strato moderato di foglie secche in zone appropriate può offrire protezione a diversi invertebrati.
Limitare i pesticidi
L’uso non necessario di insetticidi può danneggiare organismi utili, compresi gli impollinatori.
È preferibile adottare pratiche di prevenzione, monitorare i problemi delle piante e privilegiare metodi di gestione integrata.
Quando un trattamento è indispensabile, occorre utilizzare soltanto prodotti autorizzati, rispettando rigorosamente etichetta e precauzioni per gli insetti non bersaglio.
Un giardino favorevole alla biodiversità
Un ambiente diversificato può sostenere numerose specie durante le diverse stagioni.
Siepi, alberi, piante spontanee e piccoli spazi non intensivamente gestiti contribuiscono a creare habitat più complessi.
La biodiversità comprende anche animali che seguono strategie stagionali molto diverse. Un esempio interessante è il rondone, un uccello migratore che trascorre gran parte della vita in volo, che affronta i cambiamenti stagionali attraverso lunghi spostamenti anziché rimanere nello stesso territorio durante l’inverno.
Il risveglio primaverile della colonia
Con l’allungarsi delle giornate e l’arrivo di temperature più miti, l’attività della colonia aumenta progressivamente.
La regina può intensificare la deposizione delle uova e le operaie iniziano ad allevare una nuova generazione di api.
Il glomere diventa meno compatto durante le giornate favorevoli e le bottinatrici riprendono a visitare i fiori disponibili.
Le prime risorse primaverili sono importanti perché la crescita della covata richiede sia energia sia proteine provenienti dal polline.
In questa fase, le riserve residue possono essere ancora determinanti. Una colonia che ha superato l’inverno può infatti incontrare difficoltà se le nuove fioriture tardano o se il maltempo impedisce la raccolta.
La sostituzione delle api invernali
Le operaie longeve che hanno sostenuto la colonia durante i mesi freddi vengono progressivamente sostituite dalle nuove generazioni.
Questa transizione è delicata perché deve avvenire mentre aumenta il fabbisogno alimentare dell’alveare.
La disponibilità di polline, la salute della colonia e le condizioni meteorologiche influenzano il ritmo della ripresa.
Conclusioni
Le api in inverno non sopravvivono grazie a un lungo sonno, ma attraverso una complessa organizzazione collettiva.
Il glomere permette di conservare il calore, proteggere la regina e affrontare lunghi periodi di freddo utilizzando l’energia delle riserve alimentari.
Le api invernali, fisiologicamente diverse dalle operaie estive, svolgono un ruolo fondamentale nella continuità della colonia fino alla primavera.
Comprendere questi meccanismi aiuta anche a riconoscere l’importanza di una gestione apistica responsabile e di ambienti ricchi di risorse floreali.
Un giardino con fioriture distribuite nel tempo, rifugi naturali e un uso prudente dei prodotti fitosanitari può contribuire alla tutela degli impollinatori ben oltre la stagione estiva.
2 link interni suggeriti
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Inserimento consigliato: sezione dedicata al giardino autunnale, specificando che la resistenza al freddo non implica necessariamente disponibilità di nettare durante l’inverno.
3 fonti esterne autorevoli — dofollow
1. Penn State Extension — Honey Bee Management Throughout the SeasonsConsulta la fonte
Approfondimento sulla formazione del glomere, sulla termoregolazione e sulla gestione delle riserve alimentari durante l’inverno.
Extension PSU
2. Agroscope — LongevityConsulta la fonte
Fonte scientifica svizzera sulla longevità delle api operaie: circa 3–6 settimane per le api estive e 3–6 mesi per quelle invernali, con variazioni legate alle condizioni biologiche.
Agroscope
3. University of Florida IFAS Extension — Overwintering Honey Bee Colonies in Northern ClimatesConsulta la fonte
Indicazioni tecniche sulle temperature della covata, sull’accessibilità del miele e sulle condizioni necessarie per un corretto invernamento.
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