Caretta caretta in Italia: nidi, schiusa e come proteggere le tartarughe marine

La Caretta caretta in Italia è ormai una presenza riproduttiva regolare su numerose spiagge, soprattutto durante i mesi più caldi. Le femmine raggiungono la costa per deporre le uova nella sabbia e, settimane dopo, i piccoli emergono spesso durante la notte per iniziare il loro percorso verso il mare.

È una fase delicatissima. Illuminazione artificiale, persone troppo vicine, pulizia meccanica degli arenili e altri disturbi possono interferire con la nidificazione o con il percorso dei piccoli. Sapere come comportarsi permette di osservare questo fenomeno senza trasformare la curiosità in un problema per gli animali.

femmina adulta di Caretta caretta sulla spiaggia italiana al crepuscolo, ripresa a distanza, mare sullo sfondo e ambiente naturale senza persone intorno]

Indice

Caretta caretta in Italia: dove nidifica

Caretta caretta, comunemente chiamata tartaruga marina comune, è la tartaruga marina che nidifica con maggiore regolarità lungo le coste italiane.

Storicamente le nidificazioni erano concentrate soprattutto nelle regioni meridionali. Negli ultimi anni, tuttavia, nidi e tentativi di deposizione sono stati documentati anche più a nord.

Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata rimangono aree molto importanti, ma eventi riproduttivi sono ormai registrati anche lungo altre coste italiane.

ISPRA ha documentato questa espansione e partecipa al progetto LIFE TURTLENEST, dedicato proprio alla protezione dei siti di nidificazione emergenti nel Mediterraneo occidentale.

Il numero dei nidi cambia sensibilmente da una stagione all’altra.

Per questo eventuali cifre annuali devono sempre essere accompagnate dall’anno e dalla fonte. Nel 2024, per esempio, ISPRA riferiva di oltre 400 nidi osservati in Italia, con una forte concentrazione in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.

I dati del 2026 sono diversi e continuano a essere aggiornati durante la stagione. Per conoscere il numero corrente è quindi necessario verificare ISPRA, LIFE TURTLENEST e le reti ufficiali impegnate nel monitoraggio.

Quando avvengono nidificazione e schiusa

La stagione riproduttiva della Caretta caretta in Italia interessa soprattutto i mesi più caldi.

Le prime deposizioni possono comparire tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. Le attività di monitoraggio sulle spiagge italiane si intensificano infatti tra maggio e giugno.

Le schiuse arrivano successivamente.

A seconda della data di deposizione e delle condizioni del nido, possono iniziare nel pieno dell’estate e proseguire fino alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno.

Il WWF ha documentato in diverse stagioni nidi ancora in attesa di schiusa tra settembre e i primi giorni di ottobre.

Non è quindi corretto pensare che, terminato agosto, qualsiasi area recintata sulla spiaggia possa essere liberata.

Un nido deve rimanere sotto il controllo degli operatori autorizzati fino alla conclusione del monitoraggio.

Anche il tempo di incubazione non è identico per ogni nido.

Temperatura della sabbia, posizione, caratteristiche del sito e condizioni meteorologiche possono influenzare lo sviluppo embrionale. Per questo gli esperti seguono ogni sito individualmente invece di applicare una data fissa.

Come nasce un nido di Caretta caretta

La femmina raggiunge la spiaggia, generalmente nelle ore con minore disturbo, e si sposta verso una zona adatta dell’arenile.

Scava quindi una cavità nella sabbia con gli arti posteriori e vi depone le uova.

Terminata la deposizione, ricopre il nido e ritorna verso il mare.

Al mattino possono rimanere sulla sabbia le caratteristiche tracce lasciate durante la salita e il ritorno verso l’acqua.

Proprio queste tracce vengono cercate dagli operatori e dai volontari autorizzati durante i monitoraggi all’alba.

Non tutte le tracce indicano necessariamente che sia avvenuta una deposizione.

La femmina può infatti raggiungere la spiaggia e tornare in mare senza aver deposto. La verifica dell’eventuale nido deve essere effettuata da personale formato.

Questo è uno dei motivi per cui un cittadino non deve iniziare a scavare nella sabbia.

Le uova possono trovarsi sotto la superficie in un punto non immediatamente evidente e potrebbero essere danneggiate accidentalmente.

Perché i piccoli vanno verso il mare

Quando arriva il momento della schiusa, i piccoli emergono dalla sabbia e devono raggiungere rapidamente il mare.

Non possiedono una “mappa” della spiaggia.

Il loro orientamento utilizza diversi segnali ambientali. Tra quelli più importanti c’è la luminosità dell’orizzonte verso il mare.

In condizioni naturali, l’orizzonte marino tende a offrire un riferimento luminoso e aperto rispetto alla parte terrestre, dove dune e vegetazione interrompono maggiormente la visuale.

Questo meccanismo ha funzionato per tempi evolutivi lunghissimi.

Su una costa fortemente urbanizzata, però, il paesaggio luminoso può essere completamente diverso.

Perché le luci artificiali sono pericolose

Lampioni, parcheggi, stabilimenti balneari, insegne, abitazioni e perfino sorgenti luminose temporanee possono competere con i segnali naturali utilizzati dai piccoli.

Una tartarughina appena emersa può quindi dirigersi nella direzione sbagliata.

Il WWF segnala l’illuminazione artificiale notturna tra le principali minacce durante le schiuse: i piccoli possono essere disorientati e allontanarsi dalla battigia invece di raggiungere direttamente il mare.

Anche torce e flash dei telefoni possono creare un disturbo evitabile.

Per questo durante una schiusa non bisogna illuminare i piccoli per fotografarli meglio.

Gli operatori possono adottare protocolli specifici per il sito. I visitatori devono semplicemente rispettare le distanze e le indicazioni ricevute.

Ridurre l’illuminazione costiera vicino alle aree di nidificazione è quindi una misura concreta di conservazione, non una semplice scelta estetica.

Quanti piccoli riescono a diventare adulti

Le tartarughe marine producono numerose uova, ma la vita di un giovane esemplare è piena di rischi.

Una piccola parte dei nati arriverà all’età adulta.

È preferibile fermarsi a questa formulazione invece di ripetere percentuali spettacolari come “una su mille” o “una su diecimila” senza indicare popolazione, periodo e metodo utilizzato per calcolarle.

Già sulla spiaggia i piccoli possono incontrare predatori e ostacoli.

Una volta raggiunto il mare devono affrontare predazione, condizioni ambientali variabili e, sempre più spesso, pressioni legate alle attività umane.

Il fatto che molti piccoli emergano da un nido non significa quindi che la conservazione della popolazione sia automaticamente garantita.

Proteggere ogni fase del ciclo vitale rimane importante.

Le principali minacce per le tartarughe marine

La Caretta caretta affronta pressioni sia sulla terraferma sia in mare.

Alcune interessano direttamente i nidi, altre colpiscono giovani e adulti durante la loro vita marina.

Catture accidentali

La cattura accidentale negli attrezzi da pesca, indicata con il termine inglese bycatch, rappresenta una delle pressioni più importanti.

Una tartaruga può rimanere impigliata in reti oppure interagire con ami e altri attrezzi.

Non tutti gli animali accidentalmente catturati muoiono immediatamente.

Alcuni vengono recuperati vivi ma necessitano di valutazione e assistenza da parte di personale specializzato.

Plastica e altri rifiuti

I rifiuti marini costituiscono un’altra pressione.

Le tartarughe possono ingerire frammenti di plastica oppure rimanere intrappolate in lenze, reti abbandonate e altri materiali.

La presenza di plastica ingerita nelle tartarughe marine è anche oggetto di monitoraggio scientifico nel Mediterraneo.

Ridurre la dispersione dei rifiuti rimane quindi una misura concreta che riguarda direttamente la qualità dell’habitat marino.

Illuminazione delle spiagge

L’inquinamento luminoso diventa particolarmente importante durante nidificazione e schiusa.

Le luci possono alterare il comportamento delle femmine e disorientare i piccoli.

Spegnere o schermare le sorgenti luminose nelle zone interessate può ridurre questa pressione.

Disturbo umano

Una femmina circondata da persone, illuminata con torce o fotografata da distanza ravvicinata può essere disturbata durante una fase estremamente delicata.

Anche ombrelloni, lettini, buche profonde e oggetti lasciati durante la notte possono trasformarsi in ostacoli.

La pulizia meccanica della spiaggia richiede particolare attenzione nelle zone di nidificazione, perché un nido non individuato può trovarsi sotto pochi decimetri di sabbia.

Cosa fare se si trova un nido

Se vedete una tartaruga sulla spiaggia durante la notte, non avvicinatevi.

Rimanete in silenzio, mantenete una distanza ampia e non utilizzate flash o torce dirette verso l’animale.

Se trovate invece una traccia sospetta sulla sabbia durante la mattina, non calpestatela e non iniziate a scavare.

Non inserite bastoni, paletti o altri oggetti nella sabbia nel tentativo di delimitare il presunto nido.

Le indicazioni delle reti istituzionali sono chiare: bisogna documentare la posizione senza disturbare l’area e avvertire la Capitaneria di Porto.

In Italia il riferimento operativo è il Numero Blu 1530 della Guardia Costiera.

Il personale competente può quindi attivare la rete territoriale che si occupa di verificare la deposizione e, quando necessario, mettere in sicurezza e monitorare il sito.

Il cittadino non deve spostare le uova.

La traslocazione di un nido, quando realmente necessaria per rischi come mareggiate o posizione incompatibile con la sopravvivenza delle uova, è un intervento tecnico che deve essere effettuato esclusivamente da personale autorizzato.

Cosa fare con una tartaruga spiaggiata

Una tartaruga marina ferma sulla spiaggia fuori dal normale contesto di nidificazione può essere ferita, debilitata o morta.

Non rimettetela automaticamente in acqua.

Un animale che non riesce a immergersi o presenta lesioni potrebbe avere bisogno di cure, e riportarlo immediatamente al largo può peggiorare la situazione.

Non cercate neppure di rimuovere ami, lenze o altri oggetti penetrati nei tessuti.

La procedura più sicura consiste nel chiamare la Capitaneria di Porto al 1530 e descrivere chiaramente luogo, condizioni dell’animale e problema osservato.

Le reti regionali possono quindi attivare veterinari e centri di recupero autorizzati.

Anche una tartaruga apparentemente morta deve essere segnalata.

Le carcasse possono fornire informazioni scientifiche importanti su mortalità, contaminanti, rifiuti ingeriti e cause di spiaggiamento.

Come comportarsi durante una schiusa

Assistere all’emersione dei piccoli può essere emozionante, ma il ruolo dello spettatore deve rimanere passivo.

Non prendete le tartarughine in mano per “aiutarle” a raggiungere l’acqua.

Non spostatele, non mettetele in secchi e non create percorsi improvvisati senza indicazioni degli operatori.

Il tragitto sulla sabbia fa parte della normale fase di ingresso nell’ambiente marino e deve essere gestito secondo i protocolli degli esperti presenti.

Mantenete la distanza indicata dagli operatori.

Evitate rumori, flash, torce e soprattutto di posizionarvi tra il nido e il mare.

Non create una barriera di persone intorno ai piccoli.

Se scoprite una schiusa da un nido che non era stato precedentemente identificato, mantenete la zona libera e chiamate immediatamente il 1530.

Il ruolo dei centri di recupero

Una tartaruga ferita non viene semplicemente raccolta e poi rimessa in mare.

Può avere bisogno di diagnosi, assistenza veterinaria e riabilitazione.

In Italia esistono reti e centri specializzati che collaborano con Capitanerie di Porto, enti regionali, università e istituti di ricerca.

Un esempio importante è il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn, dove vengono curate e riabilitate tartarughe marine ferite anche a causa dell’interazione con pesca e altre attività umane.

La Stazione Zoologica svolge inoltre ricerca su genetica, ecologia, comportamento, nidificazione e conservazione della Caretta caretta.

Il recupero ha un obiettivo preciso: quando le condizioni dell’animale lo consentono, restituirlo al mare.

Non si tratta quindi di trasformare una tartaruga selvatica in un animale mantenuto permanentemente dall’uomo.

Per approfondire la varietà degli organismi che condividono questi ambienti, su Consigli Brillanti è disponibile anche l’articolo sulla biodiversità del Mediterraneo italiano, che include polpi, pesci e habitat fondamentali come le praterie di Posidonia.

Come rendere le spiagge più sicure

La protezione della Caretta caretta in Italia non dipende soltanto dai ricercatori.

Anche il comportamento quotidiano di turisti, residenti e gestori degli stabilimenti può ridurre alcune pressioni.

Durante la stagione di nidificazione è importante evitare di lasciare sulla spiaggia grandi oggetti durante la notte e richiudere le buche profonde scavate nella sabbia.

Nelle aree interessate da nidi, rispettate sempre recinzioni e corridoi predisposti dagli operatori.

Non spostate cartelli e non entrate nell’area protetta per ottenere una fotografia migliore.

Limitare le luci notturne è particolarmente importante.

Quando l’illuminazione è necessaria per motivi di sicurezza, le amministrazioni e i gestori possono adottare soluzioni progettate per ridurre la dispersione della luce verso l’arenile, seguendo le indicazioni tecniche dei programmi di conservazione.

La pulizia delle spiagge deve inoltre tenere conto della stagione riproduttiva.

ISPRA e LIFE TURTLENEST lavorano proprio con amministrazioni e operatori balneari per diffondere pratiche compatibili con la presenza dei nidi.

Infine, raccogliere i propri rifiuti dovrebbe essere la regola più semplice.

Lenze, fili, sacchetti e frammenti di plastica lasciati nell’ambiente costiero possono continuare a rappresentare un rischio molto tempo dopo che una persona ha lasciato la spiaggia.

Conclusione

La Caretta caretta in Italia è diventata una protagonista sempre più visibile delle estati sulle nostre coste. La nidificazione comincia tra la tarda primavera e l’estate, mentre le schiuse possono proseguire fino all’inizio dell’autunno.

I piccoli utilizzano segnali naturali, compresa la luminosità dell’orizzonte marino, per orientarsi. Le luci artificiali possono alterare questo meccanismo e condurli nella direzione sbagliata.

Soltanto una piccola parte dei giovani arriverà all’età adulta. Per questo è importante ridurre pressioni evitabili come disturbo dei nidi, illuminazione eccessiva, rifiuti e interferenze durante la schiusa, senza ricorrere a percentuali di sopravvivenza non adeguatamente documentate.

Se trovate una traccia, un possibile nido o una tartaruga marina in difficoltà, non improvvisate un intervento. Non toccate le uova, non manipolate i piccoli e non rimettete automaticamente in mare un animale spiaggiato: contattate la Capitaneria di Porto/Guardia Costiera al 1530 e seguite le indicazioni ricevute.

Avete mai osservato una nidificazione o una schiusa di Caretta caretta rispettando la distanza indicata dagli operatori?

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Tags: Ocean, Wildlife, Ecology

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  2. Un futuro articolo dedicato all’osservazione responsabile della fauna selvatica, con indicazioni su distanze, fotografia, illuminazione e disturbo degli animali.

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  1. WWF Italia – Tartarughe marine: https://www.wwf.it/specie-e-habitat/specie/tartarughe-marine/
  2. ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: https://www.isprambiente.gov.it/
  3. Stazione Zoologica Anton Dohrn – Ricerca e conservazione delle tartarughe marine: https://szn.it/it/personale/staff/10-italiano/pagine/2433-ricerca-e-conservazione-delle-tartarughe-marine

Contatto operativo verificato: in caso di possibile nidificazione, tartaruga marina spiaggiata, ferita o in difficoltà, contattare la Capitaneria di Porto/Guardia Costiera al Numero Blu 1530. Il sistema di recupero coinvolge reti e centri territoriali, quindi non viene indicato un generico “numero nazionale per la fauna selvatica” come alternativa universale.

Nota sui dati annuali: il numero di nidi di Caretta caretta in Italia varia ogni stagione e i conteggi possono cambiare anche durante l’estate. Prima della pubblicazione o di un aggiornamento annuale verificare i dati più recenti di ISPRA, LIFE TURTLENEST e delle reti di monitoraggio competenti.

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