Foca monaca del Mediterraneo: quanti ne restano, dove vive e cosa fare se la incontri
La foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) è uno dei mammiferi marini più rari del mondo e l’unico pinnipede stabilmente presente nel Mediterraneo. Dopo secoli di caccia, conflitti con la pesca e crescente disturbo delle coste, la specie ha subito una drastica riduzione, ma negli ultimi anni sono emersi segnali incoraggianti di recupero e di espansione dell’areale.
Anche in Italia gli avvistamenti sono diventati più regolari. Sardegna, Sicilia, Isole Egadi, Arcipelago Toscano e Puglia rientrano tra le aree nelle quali la presenza della specie è stata segnalata o monitorata, ma un avvistamento non equivale automaticamente alla presenza di una colonia riproduttiva stabile.
![Foca monaca del Mediterraneo che nuota in acque costiere limpide vicino a una costa rocciosa mediterranea, fotografia naturalistica realistica]](https://consiglibrillanti.com/wp-content/uploads/2026/10/7df447ed-9757-48a2-a152-cfcff349af40.webp)
Indice
- Quante foche monache del Mediterraneo restano
- Dove vive la foca monaca del Mediterraneo
- La foca monaca sta tornando in Italia?
- Sardegna, Sicilia, Egadi, Toscana e Puglia
- Perché vive nelle grotte marine
- Cosa mangia la foca monaca
- Perché è diventata così rara
- Reti da pesca, plastica e altre minacce
- Come viene protetta
- Cosa fare se incontri una foca monaca
- Come possono aiutare subacquei e diportisti
- Come segnalare un avvistamento
- Conclusione
Quante foche monache del Mediterraneo restano
Stabilire con precisione quanti esemplari esistano è difficile. La foca monaca del Mediterraneo occupa un areale molto vasto, utilizza grotte difficili da raggiungere e può percorrere lunghe distanze.
Per questo motivo è meglio parlare di stime e non di un numero esatto.
La valutazione IUCN pubblicata nel 2023 ha stimato una popolazione globale nell’ordine di circa 815–997 individui di tutte le età. Nella stessa valutazione Monachus monachus è passata dalla categoria Endangered a Vulnerable.
Il cambiamento è incoraggiante, ma non significa che la specie sia ormai al sicuro.
Una popolazione inferiore a circa un migliaio di individui, distribuita in nuclei geograficamente separati, rimane estremamente limitata per un mammifero marino con un areale così ampio.
Inoltre, alcune fonti meno recenti continuano a riportare valori di 600–700 oppure 700–800 individui. Le differenze dipendono anche dall’anno della valutazione e dalla categoria di animali conteggiata, per esempio popolazione totale oppure individui maturi.
Per questo, prima di aggiornare in futuro una cifra precisa, è opportuno verificare sempre la valutazione più recente della IUCN.
Dove vive la foca monaca del Mediterraneo
In passato la specie occupava una parte molto più estesa del Mediterraneo, del Mar Nero e delle vicine coste atlantiche.
Oggi le popolazioni più importanti sono concentrate soprattutto nel Mediterraneo orientale, in particolare tra Grecia, Turchia e Cipro. Un importante nucleo sopravvive anche lungo le coste atlantiche dell’Africa nord-occidentale.
La situazione non è però immobile.
Negli ultimi decenni sono comparsi segnali di recupero e di ricolonizzazione di aree dalle quali la specie era scomparsa o era diventata estremamente rara.
L’Italia rientra in questo quadro.
Gli avvistamenti documentati riguardano differenti settori della penisola e delle isole. Alcuni individui sembrano utilizzare ripetutamente determinate aree, mentre altri potrebbero essere animali in dispersione.
È quindi importante distinguere tre concetti: avvistamento occasionale, frequentazione regolare e presenza di una popolazione riproduttiva.
Non sono sinonimi.
La foca monaca sta tornando in Italia?
La domanda è affascinante, ma richiede prudenza.
Negli ultimi anni ISPRA ha raccolto e verificato numerose segnalazioni di foca monaca del Mediterraneo nelle acque italiane. Nel maggio 2025, per esempio, due avvistamenti ravvicinati sono stati documentati nelle acque tra l’Area Marina Protetta di Punta Campanella e Capri.
Il monitoraggio non si basa soltanto sulle fotografie dei cittadini.
Ricercatori e aree marine protette utilizzano fototrappole, osservazioni dirette e tecniche non invasive come l’analisi del DNA ambientale, o eDNA, per rilevare tracce lasciate dagli animali nell’acqua.
Questi strumenti permettono di capire meglio quali aree vengono frequentate.
Il ritorno di singoli individui lungo le coste italiane è quindi ben documentato, ma sarebbe prematuro descrivere automaticamente ogni zona di avvistamento come sede di una nuova colonia.
Sardegna, Sicilia, Egadi, Toscana e Puglia
La Sardegna conserva una forte memoria storica della specie.
Nomi come le Grotte del Bue Marino ricordano l’antica presenza della foca lungo le coste dell’isola. Anche in tempi recenti sono state registrate segnalazioni, comprese quelle lungo la Sardegna occidentale.
In Sicilia uno dei luoghi più interessanti è rappresentato dalle Isole Egadi.
ISPRA e l’Area Marina Protetta delle Isole Egadi hanno avviato già nel 2011 un programma di monitoraggio basato anche su fototrappole installate nei potenziali rifugi. Nel corso degli anni sono stati registrati diversi passaggi e avvistamenti.
Anche Pantelleria e altre zone siciliane hanno fornito segnalazioni.
L’Arcipelago Toscano rappresenta un altro settore importante. Il monitoraggio della specie rientra infatti nelle attività programmatiche ISPRA insieme alle Egadi e, più in generale, alle coste italiane.
In Puglia sono stati documentati diversi incontri, soprattutto nel settore meridionale della regione.
Questi dati suggeriscono che le acque italiane siano nuovamente utilizzate con una certa regolarità dalla foca monaca del Mediterraneo, ma per stabilire dove esistano nuclei residenti o riproduttivi sono necessari monitoraggi prolungati.
Perché vive nelle grotte marine
La foca monaca trascorre gran parte del tempo in mare, ma deve periodicamente raggiungere luoghi emersi per riposare, cambiare il pelo, partorire e allattare.
Oggi molte foche utilizzano grotte marine difficilmente accessibili e piccole calette protette.
Non è però corretto pensare che la specie sia sempre stata esclusivamente un animale delle grotte.
Storicamente utilizzava anche spiagge aperte. La persecuzione umana e la crescente occupazione delle coste hanno probabilmente favorito nel tempo l’utilizzo di rifugi più isolati e protetti.
Alcune grotte presentano piccole spiagge interne o piattaforme asciutte.
Questi ambienti possono offrire tranquillità e protezione, soprattutto alle femmine con piccoli.
Proprio per questo entrare deliberatamente in una grotta frequentata dalla specie può provocare un disturbo significativo.
Una foca che abbandona ripetutamente un rifugio a causa di barche, subacquei o visitatori perde un luogo prezioso per riposo e riproduzione.
Cosa mangia la foca monaca
La foca monaca del Mediterraneo è un predatore opportunista.
La sua alimentazione comprende numerose specie di pesci e cefalopodi. Tra questi ultimi rientra anche il polpo, una delle prede frequentemente associate alla dieta della specie.
Può consumare inoltre pesci costieri di differenti dimensioni.
Non esiste quindi un’unica preda indispensabile.
La composizione della dieta cambia in relazione alla disponibilità locale, all’habitat e probabilmente anche alle caratteristiche dei singoli individui.
Questa capacità di sfruttare differenti risorse alimentari permette alla foca di cacciare in ambienti diversi.
Allo stesso tempo, l’avvicinamento agli attrezzi da pesca ha rappresentato storicamente una fonte di conflitto con i pescatori.
Perché è diventata così rara
La storia della foca monaca del Mediterraneo è strettamente legata alle attività umane.
Per secoli l’animale è stato cacciato per la pelle e il grasso. In epoche più recenti è stato anche perseguitato perché considerato un concorrente della pesca o responsabile di danni agli attrezzi.
ISPRA indica l’uccisione volontaria e le catture accidentali negli attrezzi da pesca tra le cause principali della drastica riduzione della popolazione.
A queste pressioni si è aggiunta la trasformazione delle coste.
Porti, urbanizzazione, infrastrutture turistiche, traffico nautico e frequentazione crescente delle grotte possono ridurre la disponibilità di zone tranquille.
Il disturbo è particolarmente problematico nei siti utilizzati per riposare o allevare i piccoli.
Una grotta apparentemente vuota può inoltre essere utilizzata periodicamente dalla specie. Per questo i siti conosciuti devono essere gestiti con cautela anche quando l’animale non è immediatamente visibile.
Reti da pesca, plastica e altre minacce
Le interazioni con la pesca restano una delle questioni più delicate.
Una foca può rimanere accidentalmente impigliata in una rete o in altri attrezzi. Se non riesce a liberarsi e a raggiungere la superficie, le conseguenze possono essere fatali.
Anche gli attrezzi persi o abbandonati rappresentano un problema.
Le cosiddette reti fantasma possono continuare a intrappolare animali marini molto tempo dopo essere state perse.
A queste pressioni si aggiunge l’inquinamento da plastica.
Rifiuti, lenze, corde e frammenti possono contribuire al degrado dell’habitat e creare rischi di intrappolamento o ingestione per numerosi organismi marini.
È tuttavia importante mantenere le proporzioni corrette.
Non sarebbe accurato attribuire il declino storico della specie principalmente alla plastica. Persecuzione diretta, catture accidentali, conflitto con la pesca e disturbo degli habitat costieri hanno avuto un ruolo fondamentale.
Come viene protetta
La foca monaca del Mediterraneo è rigorosamente protetta dalla legislazione nazionale ed europea.
La Direttiva Habitat dell’Unione Europea la include tra le specie che richiedono una protezione rigorosa.
Le Aree Marine Protette possono svolgere un ruolo particolarmente importante.
Non servono soltanto a limitare determinate attività: permettono anche di organizzare monitoraggio, sorveglianza, educazione dei visitatori e collaborazione tra ricercatori, pescatori e autorità locali.
ISPRA collabora con diverse AMP italiane proprio per monitorare la specie.
Le attività nelle Egadi rappresentano un esempio significativo: fototrappole e segnalazioni hanno permesso di raccogliere informazioni senza inseguire o catturare gli animali.
Anche la citizen science può essere utile.
Fotografie e video realizzati mantenendo una distanza adeguata possono permettere agli specialisti di verificare una segnalazione e, in alcuni casi, riconoscere caratteristiche individuali.
La tutela della foca fa parte della conservazione dell’intero ecosistema mediterraneo. Su Consigli Brillanti è quindi naturale collegare questo argomento a un approfondimento dedicato alla Posidonia oceanica e alle praterie sommerse del Mediterraneo; nel CMS va inserito esclusivamente l’URL effettivamente pubblicato, senza creare uno slug non verificato.
Cosa fare se incontri una foca monaca
Incontrare una foca monaca del Mediterraneo è un evento raro e memorabile.
La cosa più importante è evitare che la curiosità diventi una fonte di disturbo.
ISPRA raccomanda di mantenere una distanza di circa 50 metri e di ridurre immediatamente rumori e movimenti che potrebbero stressare l’animale. Le indicazioni ufficiali aggiornate sono disponibili nella guida ISPRA: cosa fare quando si avvista una foca monaca.
Non bisogna avvicinarsi per ottenere una fotografia migliore.
Non bisogna toccare la foca, inseguirla, offrirle cibo o tentare di attirarne l’attenzione.
Se ci sono cani, devono essere tenuti lontani.
Una foca distesa su una spiaggia o su uno scoglio non è necessariamente malata o ferita. I pinnipedi utilizzano naturalmente la terraferma per riposare.
Per questo non bisogna cercare di spingerla verso il mare.
Se l’animale appare ferito, intrappolato o in evidente difficoltà, il recupero deve essere affidato a personale specializzato.
Come possono aiutare subacquei e diportisti
Chi naviga nelle zone frequentate dalla specie ha una responsabilità particolare.
In caso di avvistamento da una barca, ISPRA raccomanda di ridurre al minimo la velocità, evitare di ostacolare la traiettoria dell’animale e mantenere almeno 50 metri di distanza.
Non bisogna seguire una foca con l’imbarcazione.
Anche quando sembra curiosa e si avvicina spontaneamente, deve essere l’animale a decidere la distanza.
I subacquei devono applicare lo stesso principio.
Se una foca compare durante un’immersione, non bisogna inseguirla, cercare di toccarla o bloccarle la via di fuga.
La cautela deve essere ancora maggiore nelle grotte.
Se un subacqueo incontra una foca all’interno di un rifugio, deve evitare di posizionarsi tra l’animale e l’uscita verso il mare e allontanarsi lentamente.
Anche pescatori e diportisti possono aiutare segnalando reti perdute, rispettando le regole delle Aree Marine Protette e non divulgando in tempo reale la posizione precisa di un rifugio sensibile.
Proteggere una specie rara significa spesso fare qualcosa di molto semplice: lasciarle spazio.
Come segnalare un avvistamento
Le segnalazioni dei cittadini possono avere un reale valore scientifico.
Se le condizioni lo permettono, si può realizzare una fotografia o un breve video senza avvicinarsi.
È utile annotare data, ora, posizione e comportamento osservato.
Secondo le indicazioni ISPRA pubblicate nel 2025, l’avvistamento deve essere comunicato alla Capitaneria di Porto chiamando il 1530. È inoltre utile contattare l’Area Marina Protetta più vicina e trasmettere la documentazione ai ricercatori ISPRA.
La collaborazione tra cittadini e ricercatori è già parte dei programmi italiani.
Nelle Egadi, per esempio, il monitoraggio avviato da ISPRA e dall’Area Marina Protetta ha integrato fototrappole e segnalazioni per ricostruire la frequentazione delle isole.
È preferibile evitare di pubblicare immediatamente sui social la posizione esatta di una grotta o di una piccola spiaggia utilizzata dalla foca.
Una localizzazione diventata improvvisamente popolare potrebbe attirare barche, kayak, subacquei e curiosi proprio nel luogo in cui l’animale cerca tranquillità.
Conclusione
La foca monaca del Mediterraneo rimane uno dei mammiferi marini più rari del pianeta, ma la sua storia recente offre qualche segnale positivo.
La valutazione IUCN del 2023 ha indicato una popolazione globale stimata nell’ordine di circa 815–997 individui di tutte le età e ha riclassificato la specie come Vulnerable. La cifra deve essere considerata una stima, non un censimento esatto, e va verificata nuovamente sulla IUCN prima di futuri aggiornamenti dell’articolo.
In Italia le segnalazioni degli ultimi anni mostrano una frequentazione di diverse aree, dalla Sardegna alla Sicilia e alle Egadi, dall’Arcipelago Toscano alla Puglia e ad altri settori costieri.
Non tutte queste osservazioni indicano però l’esistenza di popolazioni riproduttive residenti.
La conservazione passa dalla protezione dei rifugi, dalla riduzione delle catture accidentali, dalla gestione delle aree marine protette e da comportamenti responsabili di pescatori, subacquei, diportisti e visitatori.
Se incontriamo una foca, il modo migliore per aiutarla è osservarla da lontano, non darle cibo, tenere lontani i cani, evitare rumori e comunicare l’avvistamento alle autorità competenti.
Vi è mai capitato di vedere una foca monaca o di sentirne segnalare una lungo le coste italiane?
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2 Internal Link Suggestions:
- Articolo sulla Posidonia oceanica e sulle praterie mediterranee — ideale nella sezione dedicata alla conservazione degli habitat marini. Inserire l’URL effettivamente presente nel CMS.
- Articolo sulla tartaruga marina Caretta caretta — collegamento pertinente nella sezione sulle specie protette del Mediterraneo. Utilizzare esclusivamente l’URL realmente pubblicato su Consigli Brillanti.
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- ISPRA — Foca monaca e indicazioni in caso di avvistamento
https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2025/08/foca-monaca-chi-lavvista
Fonte istituzionale italiana aggiornata sulle buone pratiche: distanza di 50 metri, riduzione del disturbo, segnalazione alla Capitaneria di Porto e collaborazione con ISPRA. - WWF Italia — Foca monaca
https://www.wwf.it/specie-e-habitat/specie/foca-monaca/
Scheda utile per biologia, dieta, storia del declino e minacce. Al momento della verifica riporta però ancora la categoria IUCN “Endangered” e stime precedenti, quindi non va utilizzata come riferimento principale per lo stato globale più recente. - IUCN Red List — The IUCN Red List of Threatened Species
https://www.iucnredlist.org/
Fonte da verificare prima della pubblicazione e di ogni futuro aggiornamento per la categoria globale e la stima della popolazione di Monachus monachus.
Nota di accuratezza: non utilizzare formule come “restano esattamente 900 foche monache”. Le stime cambiano con nuovi monitoraggi e possono riferirsi a categorie demografiche differenti. Per ogni aggiornamento futuro, controllare prima IUCN e ISPRA.
Nota sugli avvistamenti italiani: una segnalazione validata dimostra la presenza di un individuo in un determinato luogo e momento, ma non necessariamente quella di una colonia residente o riproduttiva. È importante mantenere questa distinzione soprattutto quando si parla di Sardegna, Sicilia, Toscana e Puglia.