Il gambero di fiume italiano è a rischio: come riconoscerlo e perché va tutelato

Nei piccoli torrenti ombreggiati, tra pietre sommerse, radici e tronchi caduti, sopravvive uno degli abitanti più caratteristici e allo stesso tempo più vulnerabili delle acque dolci italiane: il gambero di fiume autoctono. La sua presenza non è soltanto una curiosità naturalistica. È spesso associata ad ambienti acquatici relativamente ben conservati, con acqua sufficientemente ossigenata e habitat capaci di offrire rifugi.

Oggi, però, il gambero di fiume italiano a rischio deve affrontare contemporaneamente alterazione dei corsi d’acqua, inquinamento, captazioni, frammentazione degli habitat e soprattutto la diffusione di gamberi alloctoni. Alcune specie introdotte possono competere con i gamberi autoctoni e trasportare l’agente responsabile della cosiddetta peste del gambero, una patologia particolarmente pericolosa per le popolazioni europee.

Riconoscere questi animali e, soprattutto, evitare comportamenti che favoriscano involontariamente la diffusione delle specie invasive e delle malattie è quindi una parte importante della loro conservazione.

Indice

  1. Qual è il gambero di fiume italiano e dove vive
  2. Perché il gambero di fiume italiano è a rischio
  3. La peste del gambero e il ruolo delle specie aliene
  4. Come distinguere il gambero autoctono dai gamberi alieni
  5. Cosa possono fare concretamente i cittadini
  6. Come viene tutelato in Italia e in Europa
  7. FAQ sul gambero di fiume italiano
  8. Conclusione

Qual è il gambero di fiume italiano e dove vive

Quando si parla di gambero di fiume autoctono italiano, la situazione tassonomica richiede una certa cautela. Il complesso tradizionalmente indicato come Austropotamobius pallipes comprende infatti popolazioni la cui classificazione è stata oggetto di revisioni e discussioni scientifiche. In Italia viene riconosciuto anche Austropotamobius italicus, con una notevole articolazione genetica e geografica.

ISPRA ha sottolineato questa complessità tassonomica, importante anche dal punto di vista della conservazione: spostare artificialmente animali da un bacino all’altro può infatti compromettere popolazioni geneticamente differenziate, oltre a rappresentare un potenziale veicolo di patogeni.

Dal punto di vista ecologico, questi gamberi sono strettamente legati agli ambienti d’acqua dolce. Possono occupare torrenti, ruscelli e altri corpi idrici permanenti dove trovano rifugi sotto pietre, radici sommerse, tronchi, cavità delle sponde e accumuli di materiale vegetale.

Non significa che possano vivere esclusivamente in torrenti cristallini dall’aspetto perfetto. La struttura dell’habitat è importante quanto l’apparenza dell’acqua: servono rifugi, sponde relativamente naturali e condizioni idrologiche sufficientemente stabili.

Il gambero autoctono è però poco tollerante nei confronti di forti alterazioni ambientali. Inquinamento, drastici cambiamenti della portata, modificazione delle sponde, sostanze chimiche e impoverimento dell’ossigeno possono rendere un corso d’acqua inadatto.

È prevalentemente attivo sul fondo, dove utilizza le robuste chele per alimentarsi e difendersi. Come gli altri crostacei, possiede un esoscheletro rigido che deve essere periodicamente sostituito attraverso la muta per permettere la crescita.

La colorazione non costituisce da sola un metodo affidabile di identificazione. Negli Austropotamobius italiani può variare dal bruno al bruno-giallastro o bruno-verdastro. Una caratteristica più interessante è invece la tonalità generalmente chiara o biancastra della parte ventrale degli arti e soprattutto della superficie inferiore delle chele, da cui deriva anche l’espressione inglese “white-clawed crayfish”.

Perché il gambero di fiume italiano è a rischio

Il declino del gambero autoctono non può essere attribuito a una sola causa. Si tratta piuttosto della combinazione di diversi fattori che agiscono sui piccoli ecosistemi d’acqua dolce.

La trasformazione dei corsi d’acqua elimina rifugi e microhabitat essenziali. Canalizzazioni, interventi sulle sponde, captazioni e forti variazioni della portata possono frammentare le popolazioni e ridurre la disponibilità di habitat adatti.

Anche l’inquinamento rappresenta una pressione significativa. Scarichi, fertilizzanti, pesticidi e altre sostanze possono modificare la qualità chimico-fisica dell’acqua e alterare l’intera comunità di organismi di cui il gambero fa parte.

A questi problemi si è aggiunta una minaccia particolarmente difficile da controllare: l’introduzione di gamberi provenienti da altre aree geografiche.

In Italia sono presenti diverse specie alloctone, tra cui il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il gambero americano (Faxonius limosus, precedentemente classificato come Orconectes limosus) e il gambero della California o gambero segnale (Pacifastacus leniusculus).

Queste specie possono competere con i gamberi autoctoni per rifugi e risorse, modificare gli ecosistemi e, soprattutto, contribuire alla diffusione della peste del gambero.

La peste del gambero: una minaccia invisibile

La cosiddetta peste del gambero è causata da Aphanomyces astaci. Viene spesso descritta genericamente come una “malattia fungina”, ma dal punto di vista tassonomico l’agente patogeno è un oomicete, un organismo simile ai funghi ma appartenente a un diverso gruppo biologico.

Il problema è particolarmente grave perché alcune specie nordamericane di gambero possono fungere da portatrici dell’agente patogeno mostrando una resistenza molto maggiore rispetto ai gamberi europei.

Quando A. astaci raggiunge una popolazione autoctona suscettibile, le conseguenze possono essere estremamente serie e provocare mortalità elevate.

ISPRA indica infatti tra le principali pressioni sui gamberi autoctoni italiani sia l’introduzione di specie alloctone invasive sia le patologie, compresa la peste del gambero, associate alla loro diffusione.

Il patogeno può inoltre essere trasportato indirettamente attraverso acqua, fango o attrezzature contaminate. Per questo la conservazione non riguarda soltanto il divieto di liberare gamberi esotici: anche spostare gamberi apparentemente sani da un torrente a un altro è una pratica da evitare completamente.

Come distinguere il gambero italiano dalle specie aliene più comuni

L’identificazione certa può richiedere l’intervento di uno specialista, soprattutto perché colore, dimensioni e aspetto generale possono variare. Una fotografia non sempre permette una determinazione sicura.

Esistono tuttavia alcuni caratteri utili per un primo riconoscimento.

Gambero autoctono — Austropotamobius pallipes sensu lato

Il colore dorsale è generalmente discreto e può essere bruno, olivastro, grigio-bruno o bruno-verdastro.

Un carattere particolarmente noto è la parte inferiore delle chele chiara, biancastra o crema. Anche la parte ventrale degli arti tende a essere chiara.

Non bisogna però identificare un animale soltanto in base al colore generale del dorso.

Gambero rosso della Louisiana — Procambarus clarkii

È probabilmente il gambero invasivo più facilmente riconoscibile quando si osservano esemplari adulti con la tipica colorazione.

Gli adulti sono spesso rosso scuro, bruno-rossastri o quasi nerastri, con chele robuste che possono presentare evidenti tubercoli e tonalità rosse. È una specie capace di colonizzare numerosi ambienti acquatici, anche molto diversi dai piccoli torrenti freschi tipicamente associati ai gamberi autoctoni.

Attenzione però: i giovani non mostrano necessariamente la colorazione rossa intensa degli adulti. “È rosso, quindi è P. clarkii” può essere un buon indizio in alcuni casi, ma “non è rosso, quindi è autoctono” è una conclusione sbagliata.

Gambero della California — Pacifastacus leniusculus

Il gambero della California è conosciuto anche come gambero segnale proprio per uno dei suoi caratteri più evidenti.

Alla base dell’articolazione delle grandi chele è generalmente presente una vistosa macchia chiara, bianca o bianco-azzurrastra, particolarmente utile per distinguerlo.

È una specie nordamericana invasiva e costituisce una minaccia importante perché può competere con i gamberi autoctoni ed essere portatrice della peste del gambero.

Gambero americano — Faxonius limosus

Un altro gambero nordamericano presente in Italia è Faxonius limosus. Tra i caratteri utili al riconoscimento figurano le macchie o bande trasversali rossastre-brunastre sui segmenti dell’addome e le piccole spine presenti nella regione laterale della testa, caratteristiche da cui deriva anche il nome inglese “spiny-cheek crayfish”.

Anche in questo caso, però, un cittadino non dovrebbe catturare o trasportare l’animale per identificarlo meglio.

La soluzione corretta è fotografarlo, quando possibile senza disturbarlo, annotare con precisione il luogo dell’osservazione e inviare la segnalazione agli enti territorialmente competenti.

Cosa possono fare i cittadini per contribuire alla tutela

Proteggere il gambero di fiume italiano a rischio significa innanzitutto evitare di trasformare una semplice osservazione naturalistica in un problema biologico.

La regola più importante è molto semplice:

Non spostare mai un gambero da un torrente, fiume, lago o canale a un altro.

Non bisogna trasferire nemmeno un gambero apparentemente autoctono verso un ambiente che sembra più pulito o sicuro. Una simile operazione può diffondere patogeni, alterare la struttura genetica delle popolazioni locali o introdurre accidentalmente una specie identificata in modo errato.

Per le stesse ragioni, non bisogna mai liberare in natura gamberi, pesci, tartarughe, piante acquatiche o altri organismi provenienti da acquari, laghetti ornamentali o allevamenti.

Un animale esotico non diventa innocuo semplicemente perché viene rilasciato in un ambiente che sembra adatto. Le introduzioni biologiche possono avere conseguenze che durano decenni e che spesso sono praticamente impossibili da invertire.

Chi frequenta corsi d’acqua differenti per pesca, ricerca, escursionismo tecnico o altre attività dovrebbe inoltre prestare attenzione alla pulizia e alla disinfezione delle attrezzature secondo i protocolli indicati dagli enti competenti. Fango e acqua residua possono contribuire al trasporto di organismi e agenti patogeni.

In caso di avvistamento di un gambero sospetto, soprattutto in un’area dove non erano note popolazioni di gamberi alieni, è utile:

  • non catturarlo né trasferirlo;
  • fotografarlo senza manipolarlo, se possibile;
  • registrare luogo e data dell’osservazione;
  • segnalare la presenza all’ente parco, Regione, ARPA, servizio faunistico o altro organismo competente sul territorio.

La gestione delle specie invasive deve essere lasciata agli operatori autorizzati. Catture o traslocazioni improvvisate possono persino favorirne involontariamente la dispersione.

Come viene tutelato il gambero di fiume in Italia e in Europa

La conservazione del gambero autoctono non dipende soltanto da iniziative locali.

Austropotamobius pallipes è una specie di interesse comunitario contemplata dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE. Il taxon è incluso nell’Allegato II, relativo alle specie la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione, e nell’Allegato V, che riguarda specie il cui prelievo in natura e sfruttamento possono essere sottoposti a misure di gestione.

In Italia la Direttiva Habitat è attuata attraverso la normativa nazionale e la rete Natura 2000. A questo quadro si aggiungono norme e regolamenti regionali che possono prevedere forme di protezione ancora più specifiche, compresi divieti di cattura.

Non è quindi corretto considerare il gambero autoctono una normale risorsa da raccogliere liberamente per consumo personale.

Parallelamente, l’Italia dispone di strumenti di gestione dedicati ad alcune delle principali specie invasive. ISPRA riporta, per esempio, piani nazionali riguardanti il gambero rosso della Louisiana e il gambero della California, nell’ambito delle politiche di gestione delle specie esotiche invasive.

Proteggere il gambero autoctono significa quindi intervenire su due fronti: conservare e ripristinare habitat idonei e impedire nuove introduzioni o ulteriori espansioni dei gamberi alloctoni.

FAQ sul gambero di fiume italiano

Il gambero di fiume italiano è commestibile?

Storicamente i gamberi di fiume sono stati raccolti anche per uso alimentare, ma questo non significa che un gambero autoctono incontrato oggi possa essere liberamente catturato.

Austropotamobius pallipes è una specie di interesse comunitario e la raccolta è regolamentata o vietata da specifiche normative territoriali. Per ragioni sia legali sia conservazionistiche, un esemplare osservato in natura dovrebbe essere lasciato nel suo ambiente e non manipolato.

Dove si trovano ancora popolazioni sane in Italia?

Popolazioni autoctone persistono in differenti settori della penisola, spesso in corsi d’acqua collinari e montani relativamente ben conservati e in diversi siti della rete Natura 2000.

La distribuzione non è però uniforme e alcune popolazioni sono isolate. Per evitare di fornire indicazioni che possano favorire catture o disturbo, è preferibile consultare i dati ufficiali di Regioni, aree protette e rete Natura 2000 anziché cercare singoli siti di presenza.

Perché le specie aliene sono così dannose?

Non semplicemente perché provengono da un altro continente. Il problema nasce quando una specie introdotta riesce a stabilirsi, diffondersi e produrre effetti negativi sugli ecosistemi locali.

I gamberi nordamericani invasivi possono competere con le specie autoctone per spazio e risorse, modificare le comunità acquatiche e fungere da vettori di Aphanomyces astaci, l’agente della peste del gambero.

Posso prendere un gambero da un torrente e liberarlo in un altro?

No. Non bisogna mai farlo, nemmeno con l’intenzione di “salvare” l’animale.

Lo spostamento può diffondere la peste del gambero o altri patogeni, introdurre una specie aliena erroneamente identificata oppure mescolare popolazioni autoctone geneticamente differenti. Le eventuali reintroduzioni devono essere realizzate esclusivamente nell’ambito di programmi scientifici autorizzati.

Se trovo un gambero rosso invasivo devo eliminarlo?

Non bisogna improvvisare interventi di controllo. È preferibile documentare l’avvistamento e comunicarlo agli enti competenti, che possono verificare l’identificazione e stabilire le misure previste dalla normativa e dai programmi di gestione locali.

Conclusione

Il gambero di fiume italiano è un piccolo protagonista della biodiversità delle acque interne, ma la sua sopravvivenza dipende da ecosistemi sempre più delicati. Torrenti alterati, inquinamento, modificazioni della portata e frammentazione degli habitat rappresentano problemi importanti, ai quali si aggiunge la diffusione dei gamberi alloctoni e della peste del gambero.

La tutela parte anche dai comportamenti individuali. Mai spostare gamberi tra corsi d’acqua e mai rilasciare specie acquatiche esotiche in natura, indipendentemente dalla loro provenienza o dalle buone intenzioni di chi compie il rilascio.

Fotografare, segnalare e lasciare l’animale dove si trova è quasi sempre molto più utile che intervenire direttamente.

Conservare il gambero di fiume significa infine proteggere qualcosa di più grande della singola specie: piccoli torrenti, sorgenti, sponde naturali e comunità biologiche d’acqua dolce che rappresentano una componente preziosa, e spesso poco visibile, del patrimonio naturale italiano.

Fonti autorevoli per approfondire

ISPRA — Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: documentazione sullo stato di conservazione dei gamberi d’acqua dolce italiani, sulle minacce rappresentate dalle specie alloctone e sui programmi nazionali di gestione delle specie esotiche invasive.

Regione Emilia-Romagna — Parchi, foreste e Natura 2000: scheda naturalistica dedicata ad Austropotamobius pallipes, con informazioni su ecologia, caratteristiche, distribuzione e fattori di minaccia.

Unione Europea — Direttiva Habitat 92/43/CEE: quadro normativo europeo per la conservazione degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario.

LIFE CLAW: progetto europeo dedicato alla conservazione del gambero di fiume autoctono e al contrasto dell’espansione dei gamberi invasivi.

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