Il ritorno della lontra nei fiumi italiani: dove si trova e come riconoscerne i segnali

La lontra europea (Lutra lutra) è uno dei mammiferi più affascinanti e difficili da osservare della fauna italiana. Perfettamente adattata alla vita acquatica, frequenta fiumi, torrenti, laghi, zone umide e altri ambienti nei quali trova acqua, rifugi e disponibilità di prede.

Nel corso del Novecento la specie ha attraversato una forte fase di declino in Italia e in altre parti d’Europa. Inquinamento, trasformazione degli ambienti fluviali, persecuzione diretta e alterazione degli ecosistemi acquatici hanno contribuito alla sua scomparsa da vaste aree.

Negli ultimi decenni, però, sono emersi segnali di recupero e di espansione in alcuni territori. Il ritorno della lontra in Italia rappresenta quindi un importante fenomeno di conservazione, anche se non significa che tutti i corsi d’acqua italiani siano tornati adatti alla specie.

Osservarla direttamente rimane difficile. Molto più frequentemente la sua presenza viene scoperta attraverso impronte, escrementi e altri segni lasciati lungo le rive.

Indice

  1. Il declino della lontra in Italia nel Novecento
  2. Il recupero e la ricolonizzazione
  3. Gli ambienti frequentati dalla lontra
  4. La lontra come indicatore ambientale
  5. I segnali della presenza lungo un fiume
  6. Osservazione responsabile
  7. FAQ
  8. Conclusione

Il declino della lontra in Italia nel Novecento

La lontra europea appartiene alla famiglia dei Mustelidi, la stessa che comprende tassi, faine, martore e donnole.

Il suo corpo allungato, le zampe relativamente corte, la coda robusta e la folta pelliccia sono adattamenti strettamente legati alla vita tra acqua e terra.

Durante il Novecento, tuttavia, la lontra subì un forte declino in diverse parti del continente europeo.

Anche in Italia la sua distribuzione si ridusse notevolmente.

La persecuzione diretta

Storicamente la lontra è stata cacciata per la pelliccia e perseguitata perché considerata una concorrente dell’uomo nella cattura dei pesci.

Questa pressione diretta contribuì alla diminuzione della specie prima dell’introduzione delle moderne forme di protezione.

La lontra ha inoltre caratteristiche biologiche che possono rendere difficile una rapida compensazione delle perdite. La sua conservazione dipende dalla disponibilità di territori sufficientemente estesi e collegati attraverso una rete di habitat acquatici adatti.

La trasformazione dei fiumi

La persecuzione non fu l’unico problema.

Nel corso del Novecento numerosi corsi d’acqua europei subirono trasformazioni profonde. Canalizzazioni, artificializzazione delle sponde, eliminazione della vegetazione ripariale, costruzione di infrastrutture e modificazioni della dinamica naturale dei fiumi ridussero la qualità e la continuità di molti habitat.

Per una lontra, un fiume non rappresenta soltanto acqua nella quale trovare pesci.

Sono importanti anche le rive, la vegetazione, i rifugi, la disponibilità di prede e la possibilità di spostarsi lungo il sistema fluviale.

La frammentazione degli habitat può quindi avere conseguenze importanti.

Inquinamento delle acque

Un altro fattore storico è stato l’inquinamento.

La lontra si trova ai livelli superiori della rete alimentare acquatica e può essere esposta a contaminanti attraverso le proprie prede. Alcune sostanze persistenti possono accumularsi lungo la catena alimentare.

Inoltre, un corso d’acqua fortemente degradato può sostenere comunità di pesci, anfibi, crostacei e altre potenziali prede meno ricche e diversificate.

Il declino della lontra deve quindi essere interpretato come il risultato di diversi fattori che hanno agito contemporaneamente, non come conseguenza di una singola causa.

Il recupero e la ricolonizzazione della lontra

Dopo la forte contrazione del secolo scorso, alcune popolazioni italiane sono sopravvissute soprattutto in aree del Centro-Sud.

Questi nuclei hanno assunto una grande importanza per la conservazione della specie.

Con il miglioramento della protezione legale, la riduzione della persecuzione diretta e gli interventi di tutela degli ambienti naturali, in alcuni territori sono diventati evidenti segnali di espansione.

Il ritorno della lontra in Italia avviene principalmente attraverso movimenti naturali degli animali lungo fiumi, affluenti e bacini idrografici collegati.

Una ricolonizzazione graduale

La lontra può spostarsi lungo i corsi d’acqua per esplorare nuovi territori. Quando esistono collegamenti ecologici adeguati, gli individui possono raggiungere zone dalle quali la specie era scomparsa.

Il processo non è necessariamente rapido o uniforme.

Un tratto di fiume apparentemente adatto può essere separato da altri habitat favorevoli attraverso dighe, aree urbanizzate, infrastrutture stradali o sezioni fortemente degradate.

La continuità ecologica del territorio è quindi fondamentale.

In Italia centro-meridionale sono presenti importanti aree di distribuzione della specie, mentre negli ultimi anni diversi studi e monitoraggi hanno documentato dinamiche di espansione verso territori precedentemente non occupati o nei quali la presenza non veniva rilevata da tempo.

La distribuzione è comunque dinamica e le informazioni più precise devono essere ricavate dai monitoraggi scientifici aggiornati.

Proteggere i corridoi fluviali

La conservazione della lontra non può limitarsi ai punti nei quali vengono trovate tane o impronte.

Un individuo utilizza un territorio articolato e può muoversi lungo estesi sistemi acquatici.

Mantenere vegetazione ripariale, zone umide, affluenti e collegamenti tra diversi tratti fluviali significa quindi proteggere non soltanto singoli animali, ma la possibilità stessa della specie di espandersi.

Gli ambienti frequentati dalla lontra

La lontra viene associata soprattutto ai fiumi, ma può utilizzare diversi ambienti acquatici.

Torrenti, laghi, zone umide e altri sistemi con una buona disponibilità di prede possono rientrare nel suo habitat.

La qualità delle rive è particolarmente importante.

Vegetazione fitta, radici, cavità naturali e altri elementi del paesaggio possono offrire zone di riposo e copertura.

La dieta è prevalentemente legata agli animali acquatici e può comprendere pesci, anfibi, crostacei e altre prede disponibili localmente.

La composizione della dieta varia in funzione dell’ambiente e della stagione.

La lontra come indicatore ambientale

La presenza della lontra viene spesso associata alla buona qualità degli ecosistemi acquatici.

L’idea possiede un fondamento ecologico, ma deve essere interpretata con cautela.

La lontra necessita di una rete di habitat in grado di fornire prede, rifugi e possibilità di movimento. La sua presenza stabile può quindi essere compatibile con un ecosistema fluviale capace di sostenere una catena alimentare relativamente articolata.

Essendo un predatore, dipende indirettamente dalla produttività e dalla funzionalità dell’ambiente acquatico.

Non è una misurazione diretta della qualità dell’acqua

Trovare una lontra non significa però che ogni parametro chimico e biologico del fiume sia perfetto.

La qualità ambientale di un corso d’acqua viene valutata scientificamente attraverso numerosi indicatori, comprese analisi chimiche, caratteristiche fisiche, comunità biologiche e condizioni dell’habitat.

La lontra può essere considerata una specie importante per valutare lo stato complessivo degli ecosistemi fluviali, ma non sostituisce questi strumenti.

La sua presenza deve quindi essere interpretata all’interno di un quadro ecologico più ampio.

I segnali della presenza lungo un fiume

Avvistare direttamente una lontra è relativamente difficile.

L’animale è elusivo e svolge molta della propria attività nelle ore con poca luce o durante la notte. Per questo i monitoraggi utilizzano spesso anche segnali indiretti.

Impronte, escrementi e resti alimentari possono rivelare la presenza della specie senza richiedere un incontro diretto.

Le impronte

Le zampe della lontra possiedono cinque dita.

Su fango morbido, sabbia umida o sedimenti lungo le rive possono rimanere impronte relativamente chiare. Le membrane interdigitali, pur essendo presenti, non risultano necessariamente visibili in ogni traccia.

La forma dell’impronta dipende anche dal tipo di substrato e dal movimento dell’animale.

Per questo l’identificazione basata su una singola impronta poco definita deve essere considerata con prudenza.

Fotografare la traccia insieme a un riferimento dimensionale, senza modificarla, può essere utile per una successiva identificazione.

Gli spraint

Uno dei segnali più caratteristici della lontra è rappresentato dagli escrementi, conosciuti nella letteratura naturalistica anche con il termine inglese “spraint”.

La lontra può depositarli in punti evidenti del proprio ambiente, come rocce, rive, radici, piccoli rialzi o altre strutture lungo i percorsi utilizzati.

Gli spraint svolgono anche una funzione comunicativa attraverso l’odore.

Il loro aspetto varia in base alla dieta e al tempo trascorso dalla deposizione. Possono contenere resti riconoscibili delle prede, come piccole ossa, squame o frammenti di esoscheletro.

Per ragioni igieniche non devono essere toccati direttamente.

Resti di pasti

In alcuni casi possono essere trovati resti di pesci o altre prede.

Questo indizio, da solo, non dimostra però la presenza di una lontra. Numerosi animali si alimentano lungo fiumi e laghi.

L’identificazione diventa più attendibile quando diversi segnali compatibili vengono trovati nella stessa area.

Passaggi e punti utilizzati regolarmente

L’uso ripetuto di alcune porzioni della riva può creare piccoli passaggi nella vegetazione.

Anche in questo caso è necessaria prudenza, perché nutrie, volpi, mustelidi e altri mammiferi possono creare percorsi simili.

Per un naturalista amatoriale l’obiettivo dovrebbe essere osservare e documentare, non attribuire con certezza ogni traccia a una specie.

Osservazione responsabile

La ricerca delle tracce permette di scoprire la presenza della lontra senza inseguire direttamente l’animale.

È importante rimanere sui percorsi accessibili e ridurre il disturbo alla vegetazione delle rive.

Cavità, accumuli di radici e zone che potrebbero essere utilizzate come rifugi non devono essere esplorati o aperti.

Anche quando viene individuata una possibile area frequentata regolarmente, è preferibile non avvicinarsi ripetutamente nel tentativo di ottenere fotografie.

Un eventuale avvistamento deve essere osservato a distanza.

Evitare rumori, illuminazione diretta durante la notte e tentativi di avvicinamento permette all’animale di continuare normalmente le proprie attività.

La fotografia naturalistica non dovrebbe mai avere la priorità sul benessere della fauna.

FAQ

Pericolosità della lontra

La lontra europea è un animale selvatico e deve essere trattata come tale, ma normalmente evita il contatto con le persone.

Non deve essere avvicinata, toccata o alimentata. Un animale ferito, intrappolato o impossibilitato a fuggire può difendersi.

Protezione della lontra in Italia

La lontra europea è una specie tutelata dalla normativa italiana ed europea. La conservazione riguarda sia la protezione diretta degli animali sia quella degli habitat necessari alla loro sopravvivenza.

Differenze tra lontra e nutria

La nutria è un roditore e presenta una struttura corporea molto diversa. Ha un corpo massiccio, incisivi evidenti e una lunga coda quasi cilindrica.

La lontra possiede invece un corpo più allungato e idrodinamico, una testa relativamente appiattita e una coda robusta che si assottiglia progressivamente.

Differenze tra lontra e visone

La distinzione può risultare più difficile a distanza perché entrambi appartengono ai Mustelidi e frequentano ambienti acquatici.

La lontra europea è generalmente più robusta e fortemente specializzata per la vita in acqua, con corpo allungato, testa larga e coda potente.

L’identificazione dovrebbe comunque basarsi su più caratteristiche e non su un’osservazione fugace.

Attività notturna della lontra

La lontra è spesso particolarmente attiva nelle ore notturne e crepuscolari, soprattutto dove esiste una forte presenza umana.

Il comportamento può comunque variare in base al luogo, alla stagione e al livello di disturbo.

Conclusione

Il ritorno della lontra in Italia rappresenta uno dei fenomeni più interessanti della recente conservazione della fauna legata agli ambienti fluviali.

Dopo il forte declino avvenuto nel Novecento, la sopravvivenza di importanti nuclei nel Centro-Sud e la successiva espansione naturale hanno permesso alla specie di tornare progressivamente in alcuni territori.

Il recupero non deve però essere interpretato come un processo ormai concluso. La lontra continua a dipendere dalla qualità degli habitat acquatici, dalla disponibilità di prede e soprattutto dalla possibilità di spostarsi attraverso sistemi fluviali sufficientemente collegati.

La sua presenza può fornire informazioni preziose sul funzionamento dell’ecosistema, senza rappresentare da sola una misura infallibile della qualità dell’acqua.

Per chi frequenta fiumi e zone umide, il modo migliore per scoprire questo animale consiste spesso nel cercare ciò che lascia dietro di sé. Impronte nel fango, spraint depositati lungo le rive e altri segnali possono rivelare una presenza che rimane quasi sempre nascosta.

Osservare queste tracce senza alterarle e senza cercare di avvicinare l’animale permette di conoscere meglio una specie elusiva e, allo stesso tempo, di rispettare il delicato processo di ricolonizzazione dei corsi d’acqua italiani.

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