Upupa: l’uccello dal nido puzzolente e i segreti della sua ghiandola
L’upupa (Upupa epops) è uno degli uccelli più riconoscibili della fauna europea. Con il suo ciuffo di piume aranciate, le ali a strisce bianche e nere e il lungo becco ricurvo, sembra quasi un animale esotico. Eppure, questo affascinante uccello vive anche nelle campagne, negli oliveti e nei giardini italiani.
La sua caratteristica più sorprendente, però, non riguarda l’aspetto. Durante la riproduzione, le femmine e i pulcini producono una secrezione dall’odore particolarmente sgradevole, associata alla presenza di batteri che potrebbero svolgere un’importante funzione protettiva.
Dietro il famoso nido puzzolente si nasconde quindi un fenomeno biologico studiato da anni: una possibile collaborazione tra un uccello e i microrganismi che vivono nel suo corpo.
Indice dei contenuti
- Come riconoscere l’upupa
- Dove vive l’upupa in Italia
- Migrazione e ritorno primaverile
- Come costruisce il nido
- Perché il nido dell’upupa puzza
- La ghiandola dell’uropigio e la secrezione maleodorante
- I batteri simbionti e la protezione delle uova
- Come si difendono i pulcini
- Cosa mangia l’upupa
- Il ruolo ecologico nelle campagne
- Conservazione e principali minacce
- Come favorire la sua presenza
- Domande frequenti
- Conclusione
Come riconoscere l’upupa: aspetto e caratteristiche
L’upupa appartiene alla famiglia Upupidae e all’ordine dei Bucerotiformi. Misura generalmente tra 25 e 29 centimetri di lunghezza e presenta un’apertura alare di circa 44–48 centimetri.
Il piumaggio del corpo è prevalentemente color cannella, con tonalità che variano dall’arancio chiaro al beige rosato. Le ali, ampie e arrotondate, mostrano un caratteristico disegno a bande bianche e nere, particolarmente evidente durante il volo.
Il ciuffo che si apre come un ventaglio
La caratteristica più appariscente è la cresta formata da lunghe piume aranciate con punte scure. L’uccello può sollevarla formando una sorta di ventaglio, soprattutto quando è vigile, eccitato o reagisce a qualcosa nell’ambiente.
Il lungo becco, sottile e leggermente incurvato verso il basso, rappresenta invece uno strumento specializzato per cercare piccoli animali nel terreno.
Anche il volo è riconoscibile: le battute delle ali e la traiettoria spesso ondulante ricordano, a distanza, il movimento di una grande farfalla.
Il richiamo caratteristico
Durante la stagione riproduttiva, il maschio emette un canto basso e ripetitivo, generalmente composto da due o tre note simili a un soffice hup-hup-hup.
Questo richiamo può essere udito nelle campagne prima ancora di individuare l’animale. Il nome scientifico Upupa richiama proprio la sua particolare vocalizzazione. Lipu ODV+1

Dove vive l’upupa in Italia
L’upupa è una specie migratrice e nidificante presente in molte regioni italiane, comprese Sicilia e Sardegna. Predilige ambienti aperti e relativamente caldi, dove trova sia terreno adatto alla ricerca del cibo sia cavità utilizzabili per riprodursi.
È possibile incontrarla negli oliveti, nei vigneti, nei frutteti tradizionali, nei pascoli alberati e ai margini dei boschi. Può frequentare anche parchi e giardini sufficientemente tranquilli.
Non ama generalmente i boschi molto fitti, perché ha bisogno di spazi aperti dove muoversi e individuare le prede.
La presenza di alberi maturi, vecchi muri e piccole costruzioni rurali può favorire la nidificazione. Tuttavia, la disponibilità di cavità non basta quando l’ambiente circostante è povero di insetti.
Secondo la scheda nazionale della LIPU, la popolazione italiana è stimata in circa 20.000–50.000 coppie nidificanti, con indicazioni di un moderato declino nel periodo di monitoraggio 2000–2020. Lipu ODV+1
Migrazione e ritorno primaverile
Gran parte delle upupe che nidificano in Europa trascorre l’inverno in Africa. Si tratta di migratori a lungo raggio che compiono spostamenti stagionali seguendo la disponibilità di condizioni climatiche e alimentari favorevoli.
In Italia, gli arrivi primaverili si concentrano soprattutto tra marzo e maggio, mentre i movimenti verso i quartieri di svernamento iniziano nella seconda parte dell’estate e proseguono in autunno.
Le date possono variare in base alla regione, alle condizioni meteorologiche e ai singoli individui. Nelle aree meridionali e insulari più miti sono documentati anche casi di svernamento.
Durante la migrazione, l’upupa può sostare in ambienti agricoli, aree costiere e zone aperte ricche di insetti. Questi luoghi offrono risorse importanti per recuperare energia prima di proseguire il viaggio. Upupa epops+1
Come costruisce il nido
A differenza di molti uccelli che realizzano strutture intrecciando rametti ed erba, l’upupa sfrutta cavità già esistenti.
Può nidificare nei tronchi degli alberi, nei vecchi muri di pietra, nelle fessure degli edifici rurali e in altri spazi riparati.
Il materiale aggiunto al fondo è spesso scarso. La cavità costituisce già una protezione contro una parte delle condizioni atmosferiche e offre un luogo relativamente nascosto per la deposizione.
La deposizione delle uova
La femmina depone generalmente diverse uova, il cui numero varia secondo le condizioni e l’area geografica. È soprattutto la femmina a occuparsi dell’incubazione, mentre il maschio contribuisce all’alimentazione durante questa fase.
Dopo la schiusa, i piccoli rimangono all’interno del nido per alcune settimane. Entrambi i genitori partecipano progressivamente al loro nutrimento, trasportando insetti e altri piccoli invertebrati.
La specie può effettuare una seconda covata quando le condizioni sono favorevoli, ma non è una regola valida per ogni coppia.
La permanenza prolungata in una cavità crea però un problema: umidità, resti alimentari, secrezioni ed escrementi possono favorire la presenza di numerosi microrganismi.
È proprio in questo ambiente che emerge una delle caratteristiche biologiche più interessanti dell’upupa.
Perché il nido dell’upupa puzza
Il cattivo odore associato ai nidi di upupa ha contribuito a creare, nel tempo, la reputazione di un uccello poco pulito.
In realtà, una parte importante dell’odore deriva da una secrezione prodotta dalle femmine durante la riproduzione e dai loro pulcini.
Questa sostanza può essere scura, densa e particolarmente maleodorante. La sua composizione è diversa da quella delle secrezioni normalmente prodotte dagli individui che non si trovano nella fase riproduttiva.
Il nido può inoltre contenere escrementi e residui organici che contribuiscono agli odori percepiti. Non sarebbe quindi corretto attribuire ogni odore esclusivamente alla ghiandola.
Un odore con una possibile funzione biologica
Una delle ipotesi è che la secrezione contribuisca alla difesa dell’animale, anche attraverso l’effetto repellente nei confronti di alcuni potenziali predatori.
Tuttavia, il ruolo più studiato riguarda le sue proprietà antimicrobiche e la relazione con i batteri presenti nella ghiandola.
Non si tratta semplicemente di un animale che emana cattivo odore perché vive in un ambiente sporco. La produzione della sostanza è legata a cambiamenti fisiologici ben documentati durante il periodo riproduttivo.
La ghiandola dell’uropigio e la secrezione maleodorante
La ghiandola dell’uropigio, chiamata anche ghiandola uropigiale, si trova vicino alla base della coda di molti uccelli.
Produce sostanze che vengono distribuite sul piumaggio durante le operazioni di pulizia e manutenzione delle penne. Queste secrezioni contribuiscono alla loro protezione e alle proprietà superficiali del piumaggio.
Nell’upupa, però, questa ghiandola presenta una particolarità.
Durante la riproduzione, nelle femmine nidificanti e nei pulcini, la secrezione assume spesso una colorazione brunastra e sviluppa un odore intenso. Nei maschi e nelle femmine non nidificanti, invece, è generalmente più chiara e molto meno odorosa.
Che cosa contiene la secrezione
Gli studiosi hanno identificato nella secrezione scura diversi composti volatili associati all’odore caratteristico.
Alcune di queste sostanze hanno mostrato attività antibatterica in esperimenti di laboratorio. La loro produzione sembra essere legata, almeno in parte, alla presenza di specifici microrganismi che abitano la ghiandola.
Uno studio pubblicato nel 2009 ha osservato che la riduzione sperimentale della componente batterica modificava profondamente la composizione delle sostanze volatili.
Questi risultati sostengono l’idea di una relazione biologica tra l’uccello e alcuni batteri associati alla sua secrezione. Non dimostrano, tuttavia, che la sostanza sia efficace contro qualsiasi agente patogeno. PubMed+1
I batteri simbionti e la protezione delle uova
Uno degli aspetti più affascinanti riguarda la presenza di batteri del genere Enterococcus, tra cui alcuni ceppi di Enterococcus faecalis.
Sebbene questo nome possa essere associato anche a microrganismi opportunisti in altri contesti, non tutti i ceppi presentano le stesse caratteristiche biologiche.
Alcuni batteri isolati dalla secrezione dell’upupa producono sostanze antimicrobiche, comprese particolari batteriocine capaci di ostacolare la crescita di altri batteri.
Una collaborazione tra l’uccello e i microrganismi
La relazione viene studiata come un possibile esempio di simbiosi mutualistica, cioè un’associazione in cui entrambi gli organismi possono ottenere vantaggi.
I microrganismi trovano un ambiente favorevole nella ghiandola, mentre l’uccello potrebbe beneficiare delle sostanze antimicrobiche che essi producono.
Durante la cura del piumaggio e delle uova, la femmina può trasferire parte della secrezione sulle superfici esterne.
Le ricerche suggeriscono che questo meccanismo possa contribuire a limitare la proliferazione di determinati microrganismi potenzialmente dannosi.
Che cosa dimostrano gli studi scientifici
Una ricerca pubblicata nel 2008 sulla rivista Functional Ecology ha analizzato la relazione tra le secrezioni uropigiali, la presenza batterica e l’attività antimicrobica.
Gli autori hanno osservato che le secrezioni scure contenevano batteri e mostravano proprietà antimicrobiche assenti nelle secrezioni chiare esaminate.
Un esperimento sui nidi ha inoltre fornito risultati compatibili con un ruolo protettivo delle sostanze antimicrobiche nei confronti delle uova.
Successivamente, uno studio pubblicato nel 2024 su Scientific Reports ha confrontato le proprietà antimicrobiche di batteri isolati da diversi individui e fasi riproduttive.
I risultati hanno mostrato una maggiore attività antimicrobica, nelle condizioni sperimentali considerate, per diversi isolati provenienti da femmine nidificanti e pulcini.
Lo studio del 2024 è stato condotto su una popolazione della sottospecie Upupa epops longirostris nell’isola cinese di Hainan. Le osservazioni sostengono le ipotesi precedenti, ma non permettono di generalizzare automaticamente ogni risultato a tutte le popolazioni.
Il quadro scientifico è quindi promettente: esistono prove sperimentali di proprietà antimicrobiche e dati coerenti con un beneficio per la riproduzione, mentre l’efficacia complessiva del meccanismo in natura richiede ulteriori approfondimenti.
Per consultare la ricerca originale è disponibile lo studio del 2024 pubblicato su Scientific Reports. Wiley Online Library+1
Come si difendono i pulcini
La secrezione maleodorante non è l’unico comportamento difensivo osservato nei giovani.
Quando vengono disturbati all’interno della cavità, i pulcini possono emettere sibili e assumere atteggiamenti intimidatori. Possono inoltre proiettare escrementi verso un possibile intruso.
Questi comportamenti sono particolarmente significativi perché i piccoli, prima dell’involo, non possono semplicemente fuggire dal nido.
L’odore della secrezione potrebbe contribuire alla difesa, ma il suo effettivo potere repellente varia a seconda del contesto e non deve essere considerato una barriera infallibile.
Anche per questo motivo è importante evitare di aprire i nidi o avvicinarsi eccessivamente alle cavità occupate.
Cosa mangia l’upupa
L’upupa si nutre soprattutto di insetti e altri piccoli invertebrati che trova sul terreno o nei primi strati del suolo.
La sua dieta comprende frequentemente coleotteri e larve, grilli, cavallette, forficule e altri artropodi terrestri.
Il becco lungo permette di esplorare il terreno morbido e cercare prede nascoste. L’animale cammina lentamente, si ferma e introduce il becco nel substrato per individuare il cibo.
Un comportamento alimentare specializzato
Quando cattura una preda di grandi dimensioni, può manipolarla e batterla contro il terreno prima di inghiottirla.
La disponibilità alimentare dipende molto dalla struttura dell’habitat. I terreni completamente coperti da vegetazione fitta possono risultare meno accessibili rispetto alle zone con erba bassa e piccole superfici scoperte.
La specie può consumare occasionalmente altri piccoli animali, ma gli invertebrati costituiscono la componente principale dell’alimentazione.
Questa specializzazione rende particolarmente importanti i paesaggi agricoli diversificati e i suoli ricchi di vita. birds-europe.linnaeus.naturalis.nl+1
Il ruolo ecologico nelle campagne
Nelle campagne, l’upupa partecipa alle reti alimentari consumando numerosi insetti e offrendo a sua volta una risorsa per altri animali.
La sua presenza contribuisce alla biodiversità degli agroecosistemi, soprattutto quando questi conservano alberi sparsi, siepi, prati e terreni non eccessivamente disturbati.
Non bisogna però considerarla un sistema naturale capace di eliminare completamente gli insetti dannosi.
L’upupa si alimenta secondo la disponibilità delle prede e le proprie esigenze biologiche. La sua funzione ecologica è più ampia di quella di un semplice animale utile all’agricoltura.
Un ambiente capace di ospitarla può offrire condizioni favorevoli anche a molte altre specie selvatiche.
Lo stesso principio vale per i piccoli mammiferi che frequentano le aree verdi, come spiegato nell’articolo dedicato ai ricci in giardino in autunno.
Conservazione e principali minacce
L’upupa è classificata nella categoria di Minore Preoccupazione nella Lista Rossa italiana, ma questo non significa che tutte le popolazioni siano stabili.
La LIPU segnala infatti un andamento sfavorevole per la popolazione nidificante italiana nel periodo monitorato.
Tra le principali pressioni figurano la trasformazione degli ambienti agricoli, la perdita di alberi maturi e la riduzione delle cavità disponibili per nidificare.
Anche l’impiego intensivo di prodotti insetticidi può compromettere le risorse alimentari, riducendo la disponibilità delle prede.
La scomparsa dei paesaggi agricoli tradizionali rappresenta quindi un problema che riguarda sia i luoghi di riproduzione sia quelli di alimentazione. Lipu ODV+1
Come favorire la presenza dell’upupa
Favorire la presenza dell’upupa significa soprattutto conservare un ambiente adatto alle sue esigenze naturali.
Nei giardini rurali e nei terreni agricoli è utile mantenere, quando possibile e in sicurezza, alberi maturi con cavità naturali e vecchi elementi del paesaggio.
Le superfici erbose possono essere gestite creando una varietà di altezze, senza trasformare ogni spazio in un prato uniforme.
Ridurre l’uso non necessario di insetticidi aiuta a conservare gli invertebrati di cui numerosi uccelli si nutrono.
Le cassette nido possono essere utili
In alcune situazioni possono essere installate cassette nido progettate specificamente per questa specie, preferibilmente con il supporto di associazioni ornitologiche locali.
È importante però ricordare che la disponibilità di una cavità non garantisce automaticamente l’occupazione.
La posizione, il disturbo umano, la presenza di predatori e la quantità di cibo disponibile influenzano la scelta del luogo di nidificazione.
Soprattutto, un nido occupato non dovrebbe essere aperto per osservare le uova o verificare la presenza dei pulcini.
Domande frequenti sull’upupa
L’upupa puzza sempre?
No. La secrezione molto maleodorante è caratteristica soprattutto delle femmine durante la nidificazione e dei pulcini. Al di fuori di questa fase, le secrezioni possono presentare caratteristiche differenti.
Il nido puzzolente è pericoloso per l’uomo?
L’odore sgradevole non significa automaticamente che il nido rappresenti un pericolo per le persone. È comunque opportuno non manipolare uccelli selvatici, secrezioni, uova o materiali presenti nelle cavità.
I batteri della ghiandola sono benefici?
Alcuni ceppi isolati dalla secrezione hanno mostrato proprietà antimicrobiche negli studi scientifici. La loro possibile funzione protettiva è sostenuta da diverse osservazioni ed esperimenti, ma non tutti i microrganismi presenti svolgono necessariamente lo stesso ruolo.
L’upupa rimane in Italia durante l’inverno?
La maggior parte degli individui è migratrice e trascorre la stagione fredda fuori dall’Italia. Nelle zone più miti, soprattutto meridionali e insulari, sono possibili presenze invernali.
L’upupa mangia le api?
La sua alimentazione è composta principalmente da insetti e altri invertebrati terrestri. Non è specializzata nella cattura delle api e non va confusa con il gruccione, un altro uccello dal piumaggio vistoso.
Conclusione
L’upupa rappresenta uno degli esempi più interessanti di adattamento tra gli uccelli europei. Dietro il suo aspetto elegante e il curioso nido maleodorante si nasconde una relazione biologica complessa, che coinvolge secrezioni ghiandolari e comunità di microrganismi.
Le ricerche mostrano che alcuni batteri associati alla ghiandola dell’uropigio producono sostanze con proprietà antimicrobiche. Il loro possibile contributo alla protezione delle uova e dei pulcini costituisce un campo di studio importante per comprendere meglio le relazioni tra animali e microbi.
Conservare gli ambienti frequentati da questa specie significa proteggere non soltanto un uccello affascinante, ma anche la ricchezza biologica dei paesaggi agricoli italiani.
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1. Ricci in giardino in autunno: come aiutarli senza fare errori
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3 fonti esterne autorevoli dofollow
1. LIPU — Scheda dell’upupaDistribuzione, caratteristiche e conservazione
Riferimento autorevole per la presenza italiana, la migrazione e lo stato della popolazione.
2. Scientific Reports — Ricerca del 2024Nesting hoopoes cultivate microbial symbionts
Studio sperimentale sui batteri presenti nella ghiandola dell’uropigio e sulla loro attività antimicrobica.
3. Functional Ecology — Studio del 2008Symbiotic association between hoopoes and antibiotic-producing bacteria
Ricerca fondamentale sulla simbiosi e sulle proprietà antimicrobiche delle secrezioni.