Come coltivare il kiwi in giardino: la guida completa per l’Italia

Coltivare un kiwi in giardino significa fare spazio a una pianta vigorosa, longeva e capace di sviluppare ogni anno una grande quantità di vegetazione. Non è una specie da sistemare semplicemente accanto a una recinzione e lasciare crescere liberamente: per ottenere una pianta equilibrata e produttiva servono spazio, una struttura di sostegno robusta, acqua durante la stagione vegetativa e una potatura regolare.

Capire come coltivare il kiwi in giardino è particolarmente interessante in Italia, dove l’actinidia ha trovato condizioni favorevoli in diverse aree agricole, dal Nord alle regioni centro-meridionali. Il clima locale rimane però determinante: una pianta coltivata nella Pianura Padana affronta condizioni molto diverse da una coltivata lungo una costa meridionale.

Un altro aspetto fondamentale è la riproduzione. La maggior parte delle cultivar tradizionali di kiwi appartiene a piante dioiche: i fiori maschili e quelli femminili si trovano normalmente su individui separati. Per avere frutti bisogna quindi progettare correttamente l’impianto fin dall’inizio.

Indice

  1. Il kiwi in Italia
  2. Conoscere la pianta di kiwi
  3. Piante maschili e femminili: come funziona l’impollinazione
  4. Dove piantare il kiwi in giardino
  5. Quale terreno scegliere
  6. Come costruire un sostegno adeguato
  7. Come mettere a dimora il kiwi
  8. Irrigazione e nutrizione
  9. Come potare il kiwi
  10. Raccolta dei frutti in autunno
  11. Coltivazione del kiwi nelle diverse zone d’Italia
  12. Domande frequenti
  13. Conclusione

La coltivazione del kiwi in Italia

Il kiwi appartiene al genere Actinidia. La specie maggiormente associata al classico frutto dalla polpa verde è Actinidia chinensis var. deliciosa, spesso indicata anche con la precedente denominazione Actinidia deliciosa. Esistono inoltre cultivar e selezioni appartenenti ad altri gruppi di Actinidia chinensis, comprese quelle commercializzate per la polpa gialla.

Sebbene la pianta abbia origini asiatiche, la coltivazione del kiwi si è diffusa ampiamente in Italia nel corso del Novecento. Il nostro Paese è diventato uno dei produttori importanti a livello internazionale.

In questa guida non è necessario associare questo primato a una cifra produttiva precisa, perché superfici e quantità raccolte cambiano da una stagione all’altra.

La diffusione italiana non è casuale. In diverse zone della penisola esistono condizioni favorevoli alla coltura: una stagione vegetativa sufficientemente lunga, disponibilità d’acqua irrigua e terreni adatti.

Tra le aree italiane storicamente associate alla coltivazione professionale dell’actinidia figurano territori del Lazio, del Piemonte, dell’Emilia-Romagna e del Veneto, oltre ad altre zone dove la coltura si è sviluppata.

Questo non significa però che qualsiasi giardino italiano sia automaticamente adatto.

Il kiwi può tollerare il freddo invernale una volta entrato in riposo, ma le gelate tardive possono danneggiare i giovani germogli primaverili. All’estremo opposto, temperature molto elevate, vento secco e insufficiente disponibilità d’acqua possono creare problemi durante l’estate.

Una pianta vigorosa che richiede spazio

Il kiwi è una pianta rampicante legnosa.

In natura e in assenza di potatura sviluppa lunghi tralci che cercano strutture sulle quali arrampicarsi. In un giardino questa caratteristica deve essere controllata attraverso sostegni e potature.

Non bisogna quindi immaginare il kiwi come un piccolo arbusto da frutto.

Una pianta adulta può produrre una massa considerevole di foglie, tralci e frutti. La struttura destinata a sostenerla deve essere progettata tenendo conto non soltanto del peso iniziale della giovane pianta, ma di quello che dovrà sopportare negli anni successivi.

Kiwi maschio e femmina: perché servono entrambi

Uno degli aspetti più importanti per chi vuole capire come coltivare il kiwi in giardino riguarda la sua biologia riproduttiva.

La maggior parte delle cultivar tradizionali di kiwi è dioica.

Significa che esistono piante che producono fiori funzionalmente maschili e piante che producono fiori funzionalmente femminili.

La pianta femminile produce i frutti, ma per ottenere una buona allegagione deve ricevere polline compatibile.

Una pianta maschile viene quindi inserita nell’impianto come impollinatore.

Non basta scegliere un kiwi maschio qualsiasi

La presenza contemporanea dei due sessi non è l’unico requisito.

La fioritura della cultivar maschile deve sovrapporsi sufficientemente a quella della cultivar femminile. Quando si acquistano le piante è quindi importante verificare che l’impollinatore consigliato sia compatibile con la varietà femminile scelta.

Il polline viene trasportato principalmente dagli insetti impollinatori.

Per un giardino domestico non è necessario applicare automaticamente le proporzioni utilizzate negli impianti professionali. È più importante acquistare materiale correttamente identificato e verificare con il vivaio quale impollinatore sia adatto alla cultivar femminile.

Esistono kiwi autofertili?

In commercio si trovano anche cultivar descritte come autofertili o autofruttifere.

Queste possono produrre senza la tradizionale coppia composta da una pianta maschile e una femminile, caratteristica interessante quando lo spazio è limitato.

Non bisogna però generalizzare questa proprietà a tutti i kiwi.

Se l’etichetta della cultivar non specifica chiaramente l’autofertilità, è prudente considerare la necessità di un impollinatore compatibile.

Dove piantare il kiwi in giardino

La posizione influenza fortemente il risultato.

Il kiwi apprezza una buona luminosità, ma nelle zone caratterizzate da estati molto calde bisogna considerare anche il rischio di stress termico e idrico.

Un’esposizione luminosa e protetta dai venti forti rappresenta generalmente una buona soluzione.

Il vento può provocare danni meccanici ai lunghi germogli e alle grandi foglie. Anche per questo gli impianti professionali vengono progettati prestando attenzione all’esposizione e, quando necessario, alla protezione dal vento.

Attenzione alle conche soggette a gelate

Nelle regioni settentrionali e nelle zone interne è preferibile evitare, quando possibile, le depressioni del terreno dove tende ad accumularsi aria fredda.

La pianta in riposo può sopportare temperature invernali basse meglio della nuova vegetazione.

Il problema più delicato è quindi spesso rappresentato dalle gelate che arrivano dopo l’inizio della ripresa primaverile.

Il terreno ideale per il kiwi

Il kiwi preferisce terreni profondi, fertili, ben strutturati e capaci di mantenere una certa disponibilità idrica senza rimanere saturi.

Il drenaggio è fondamentale.

Un terreno costantemente impregnato d’acqua riduce l’ossigenazione dell’apparato radicale e può favorire problemi alle radici.

Allo stesso tempo, non bisogna considerare il kiwi una pianta da terreno arido.

Durante la crescita sviluppa una superficie fogliare notevole e necessita di una disponibilità d’acqua abbastanza regolare, soprattutto nelle estati calde.

Prima dell’impianto è quindi utile migliorare il terreno con sostanza organica ben matura e correggere eventuali problemi strutturali.

Una pergola robusta non è facoltativa

Tra gli errori più comuni nella coltivazione domestica c’è l’utilizzo di sostegni troppo piccoli.

Una semplice canna utilizzata per sostenere la giovane pianta serve soltanto durante la fase iniziale.

Il kiwi adulto necessita di una struttura permanente.

Può essere allevato su una pergola, su robusti pali con fili metallici oppure attraverso sistemi a traversa simili a quelli utilizzati negli impianti specializzati.

L’obiettivo è ottenere un tronco principale che raggiunga la struttura superiore e successivamente sviluppare branche permanenti dalle quali partiranno i tralci produttivi.

Pensare al peso dopo dieci anni

Quando si costruisce una pergola domestica bisogna considerare il peso combinato di:

  • legno permanente;
  • nuovi tralci;
  • foglie;
  • frutti;
  • vegetazione bagnata dalla pioggia.

Una struttura apparentemente sufficiente per una pianta di due anni può diventare inadeguata quando il kiwi raggiunge la piena dimensione.

È quindi preferibile installare un sostegno robusto prima della messa a dimora.

Come mettere a dimora una pianta di kiwi

Il terreno dovrebbe essere preparato in anticipo, eliminando le infestanti perenni e migliorandone la struttura quando necessario.

La buca deve permettere alle radici di essere sistemate senza piegature innaturali.

La pianta viene collocata mantenendo il colletto vicino al livello naturale del terreno. Interrare profondamente il tronco non offre vantaggi e può creare condizioni sfavorevoli alla base.

Dopo il riempimento, il terreno viene assestato delicatamente e irrigato.

Durante i primi anni bisogna guidare il germoglio scelto verso la struttura di sostegno. Gli altri germogli concorrenti possono essere controllati in modo da costruire progressivamente la forma desiderata.

Irrigazione e gestione del terreno

Una disponibilità regolare di acqua è particolarmente importante durante la stagione vegetativa.

Il terreno dovrebbe mantenere una buona umidità senza diventare permanentemente saturo.

La pacciamatura organica può contribuire a limitare l’evaporazione e a ridurre la crescita delle infestanti.

È preferibile evitare di accumulare materiale organico umido direttamente contro il tronco.

Per quanto riguarda la fertilizzazione, non esiste una dose universale adatta a ogni giardino. Tipo di terreno, sostanza organica presente e vigore della pianta modificano le esigenze.

Compost maturo e una gestione equilibrata della fertilità possono rappresentare una buona base per un impianto domestico.

Come potare il kiwi durante l’anno

La potatura è essenziale perché il kiwi produce una quantità molto elevata di vegetazione.

Senza interventi regolari la pergola può trasformarsi rapidamente in un groviglio di tralci.

Bisogna distinguere la potatura invernale dalla gestione estiva.

Potatura invernale

Durante il riposo si può osservare con maggiore facilità la struttura della pianta.

L’obiettivo è eliminare il legno non necessario, mantenere una distribuzione ordinata dei tralci produttivi e rinnovare progressivamente la vegetazione.

La produzione del kiwi è strettamente legata alla corretta gestione dei tralci dell’anno precedente e della nuova vegetazione che nasce da essi. Per questo una potatura indiscriminata può compromettere la produzione.

La potatura invernale dovrebbe inoltre essere eseguita tenendo conto del periodo di riposo e della ripresa della circolazione della linfa. Tagli tardivi possono essere associati alla caratteristica fuoriuscita di linfa dalle ferite, spesso chiamata “pianto”.

Potatura verde

Durante primavera ed estate si interviene invece sulla vegetazione eccessivamente vigorosa.

La potatura verde permette di contenere tralci inutilmente lunghi, limitare l’ombreggiamento e mantenere una chioma più gestibile.

Non significa però eliminare indiscriminatamente le foglie.

La superficie fogliare è indispensabile per la fotosintesi e per lo sviluppo dei frutti. L’obiettivo è ottenere un equilibrio tra illuminazione, vegetazione e produzione.

Quando si raccolgono i kiwi in Italia

La raccolta delle cultivar tradizionali avviene generalmente in autunno, ma il periodo preciso cambia secondo cultivar e zona climatica.

Un aspetto particolare del kiwi è che il frutto può essere raccolto quando ha raggiunto la maturità fisiologica pur essendo ancora piuttosto sodo.

Successivamente completa il processo di maturazione e diventa progressivamente più morbido.

Non è quindi corretto aspettare necessariamente che tutti i frutti diventino morbidi sulla pianta.

Per il giardiniere domestico il periodo indicato per la cultivar, le condizioni climatiche locali e l’esperienza maturata negli anni rappresentano riferimenti utili per scegliere il momento della raccolta.

Coltivare il kiwi dal Nord al Sud Italia

Le differenze climatiche italiane richiedono adattamenti importanti.

Nord Italia

In Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e nelle altre zone settentrionali adatte alla coltura, il kiwi può svilupparsi molto bene.

Il rischio da considerare è soprattutto quello delle gelate tardive dopo la ripresa vegetativa.

Nelle località con inverni particolarmente rigidi è importante scegliere una posizione riparata e proteggere maggiormente le piante giovani.

Le estati della Pianura Padana possono inoltre essere calde e caratterizzate da periodi asciutti, rendendo fondamentale una corretta disponibilità idrica.

Centro Italia

In molte aree del Centro le condizioni possono essere favorevoli.

Il Lazio, in particolare, possiede una lunga tradizione nella coltivazione professionale del kiwi.

In un giardino dell’Italia centrale bisogna comunque distinguere tra zone costiere, pianure interne e località appenniniche.

Altitudine ed esposizione possono modificare notevolmente il rischio di gelo.

Sud Italia e isole

Nel Mezzogiorno il problema del freddo può essere meno importante nelle zone costiere, mentre aumenta quello legato al caldo e alla disponibilità d’acqua.

Estati molto calde, siccità prolungata e venti asciutti possono mettere la pianta sotto stress.

In queste condizioni diventano particolarmente importanti l’irrigazione regolare, la conservazione dell’umidità del terreno e una posizione che non amplifichi ulteriormente lo stress estivo.

Nelle zone interne e montuose del Sud rimane comunque possibile il rischio di gelate invernali e primaverili.

Domande frequenti

Il kiwi resiste al gelo?

Una pianta adulta in riposo vegetativo possiede una discreta resistenza al freddo, ma la sensibilità varia con cultivar, stato della pianta e intensità del gelo.

I giovani germogli primaverili sono molto più vulnerabili alle gelate tardive. Per questo la scelta della posizione è particolarmente importante nelle zone fredde.

Dopo quanti anni il kiwi produce frutti?

Il kiwi richiede alcuni anni per costruire una struttura sufficientemente sviluppata.

Le prime produzioni possono comparire dopo pochi anni dall’impianto, ma il tempo necessario dipende dal materiale vegetale, dalla cultivar e dalle condizioni di coltivazione.

Una produzione significativa richiede normalmente che la pianta abbia sviluppato adeguatamente la propria struttura permanente.

Serve per forza una pianta maschile e una femminile?

Per la maggior parte delle cultivar dioiche tradizionali sì: una pianta femminile necessita di polline proveniente da una pianta maschile compatibile.

Esistono però cultivar autofertili che possono produrre senza una pianta maschile separata. È quindi fondamentale controllare le caratteristiche della varietà acquistata.

Una pianta maschile produce kiwi?

La funzione principale della pianta maschile nelle cultivar dioiche è produrre polline. I frutti vengono prodotti dalle piante femminili dopo un’adeguata impollinazione.

Il kiwi può essere coltivato in vaso?

È possibile mantenere un giovane kiwi in un grande contenitore, ma una coltivazione pluriennale produttiva è molto più semplice in piena terra.

La pianta sviluppa un apparato radicale e una vegetazione considerevoli e necessita comunque di una struttura robusta.

Quanto spazio serve?

Bisogna pensare più alla superficie disponibile sulla pergola che alle dimensioni iniziali della piantina.

Un kiwi adulto può occupare parecchio spazio. In un piccolo giardino è quindi importante progettare la struttura prima di acquistare più esemplari.

Perché il mio kiwi fiorisce ma non produce frutti?

Tra le possibili cause ci sono l’assenza di una pianta impollinatrice compatibile, una scarsa sovrapposizione delle fioriture, condizioni meteorologiche sfavorevoli durante la fioritura o problemi legati all’attività degli insetti impollinatori.

Prima di intervenire con concimazioni o potature è quindi opportuno verificare innanzitutto quale cultivar si possiede e se l’impollinazione è possibile.

Conclusione

Capire come coltivare il kiwi in giardino significa soprattutto programmare la coltivazione pensando al futuro.

Una piccola pianta acquistata in vivaio può trasformarsi nel giro di alcuni anni in un rampicante molto vigoroso. La prima decisione importante riguarda quindi lo spazio: il kiwi necessita di una posizione luminosa, di terreno profondo e drenante e soprattutto di una pergola o di un altro sostegno abbastanza robusto da accompagnarlo per molti anni.

La seconda decisione riguarda l’impollinazione. Nelle cultivar dioiche non basta piantare un kiwi femmina e aspettare i frutti: serve un maschio compatibile con un periodo di fioritura adeguatamente sovrapposto. Le cultivar autofertili rappresentano un’alternativa interessante per i giardini più piccoli, ma devono essere scelte consapevolmente.

Potatura, irrigazione e gestione annuale completano il lavoro. Una chioma lasciata completamente libera diventa rapidamente troppo fitta, mentre una potatura eccessiva può eliminare il legno necessario alla produzione.

Infine, non esiste un metodo identico per tutta Italia. Al Nord occorre prestare particolare attenzione alle gelate tardive; nelle zone centrali altitudine ed esposizione possono determinare condizioni molto diverse anche a breve distanza; nel Sud e nelle isole diventano spesso più importanti il caldo estivo, il vento e la disponibilità d’acqua.

Con una progettazione corretta fin dall’impianto, il kiwi può diventare una delle piante da frutto più caratteristiche e durature del giardino italiano.

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