Il gambero di fiume italiano è a rischio: come riconoscerlo e perché va tutelato
Nei torrenti freschi e ben ossigenati, nascosto durante il giorno sotto pietre, radici e tronchi sommersi, vive uno degli abitanti più caratteristici e vulnerabili delle acque interne italiane: il gambero di fiume autoctono. La sua presenza è strettamente legata alla qualità dell’habitat acquatico e alla disponibilità di rifugi naturali.
Oggi il gambero di fiume italiano a rischio deve affrontare numerose pressioni: alterazione e frammentazione dei corsi d’acqua, inquinamento, modificazioni della portata e soprattutto diffusione di gamberi alloctoni. Alcune specie introdotte possono competere con le popolazioni autoctone e trasmettere l’agente della peste del gambero, una malattia particolarmente pericolosa per i gamberi europei.
Proteggere questi crostacei richiede interventi di conservazione, ma anche comportamenti responsabili da parte dei cittadini. Una delle regole più importanti è semplice: un gambero non deve mai essere trasferito da un corso d’acqua a un altro.
Indice
- Il gambero di fiume italiano: biologia e habitat
- Perché ha bisogno di acqua di buona qualità
- Perché il gambero di fiume italiano è a rischio
- La peste del gambero e le specie aliene
- Come riconoscere il gambero autoctono
- Come distinguerlo dalle principali specie aliene
- Cosa possono fare i cittadini
- La tutela legale in Italia e in Europa
- FAQ
- Conclusione
Il gambero di fiume italiano: biologia e habitat

Con l’espressione gambero di fiume italiano si indicano comunemente i gamberi autoctoni appartenenti al complesso di Austropotamobius pallipes. La tassonomia delle popolazioni italiane è articolata e nella letteratura scientifica compare anche Austropotamobius italicus, con ulteriori differenziazioni genetiche tra popolazioni.
Questa complessità non è un semplice dettaglio scientifico. Popolazioni appartenenti a bacini differenti possono avere caratteristiche genetiche proprie, motivo per cui qualsiasi traslocazione deve essere evitata al di fuori di programmi di conservazione autorizzati.
Il gambero autoctono è un crostaceo d’acqua dolce prevalentemente legato a torrenti, ruscelli e altri ambienti con condizioni ecologiche favorevoli. Ha bisogno di acqua sufficientemente ossigenata e di un habitat strutturalmente complesso.
Pietre, radici sommerse, cavità delle sponde, tronchi e accumuli di materiale vegetale offrono rifugi fondamentali. Qui gli animali possono nascondersi dai predatori, trascorrere le ore meno attive e trovare protezione durante periodi particolarmente vulnerabili, come quello successivo alla muta.
Come tutti i crostacei, infatti, il gambero possiede un esoscheletro rigido. Per crescere deve sostituirlo periodicamente attraverso la muta, durante la quale il nuovo rivestimento è inizialmente più morbido e l’animale risulta maggiormente esposto.
Il gambero di fiume ha una dieta opportunistica. Può consumare materiale vegetale, piccoli organismi acquatici e materia organica disponibile sul fondo, partecipando così alle complesse reti alimentari degli ecosistemi d’acqua dolce.
Perché l’acqua pulita è così importante
La presenza di gamberi autoctoni viene spesso associata a corsi d’acqua relativamente ben conservati, ma è meglio evitare la semplificazione secondo cui questi animali potrebbero sopravvivere esclusivamente in acque perfettamente cristalline.
Ciò che conta è l’insieme delle condizioni ambientali.
Qualità chimico-fisica dell’acqua, disponibilità di ossigeno, temperatura, portata, struttura delle sponde e presenza di rifugi contribuiscono a determinare l’idoneità dell’habitat.
L’inquinamento può alterare direttamente queste condizioni oppure modificare le comunità di organismi presenti nel torrente. Anche interventi fisici apparentemente indipendenti dalla qualità dell’acqua possono avere conseguenze importanti.
La rimozione della vegetazione ripariale, la canalizzazione delle sponde, la distruzione dei rifugi e le forti modificazioni della portata possono rendere un tratto di torrente molto meno adatto alla specie.
Proteggere il gambero significa quindi conservare l’intero ecosistema acquatico.
Perché il gambero di fiume italiano è a rischio
Le popolazioni autoctone sono sottoposte a diverse pressioni contemporaneamente.
Tra queste figurano il deterioramento della qualità delle acque, l’alterazione degli habitat, la frammentazione dei corsi d’acqua e le modificazioni del regime idrologico. Eventi di siccità particolarmente intensi possono aggravare la situazione nei piccoli corsi d’acqua.
Una delle minacce più importanti è però rappresentata dalla presenza di gamberi alloctoni introdotti dall’uomo.
In Italia sono ormai presenti diverse specie originarie di altre regioni del mondo, soprattutto del Nord America. Tra quelle più conosciute figurano il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il gambero americano (Faxonius limosus) e il gambero della California o gambero segnale (Pacifastacus leniusculus).
Questi animali possono interferire con le specie autoctone attraverso la competizione per risorse e rifugi e possono alterare gli ecosistemi che colonizzano.
Esiste però un’altra minaccia ancora più insidiosa: la peste del gambero.
La peste del gambero e il ruolo delle specie aliene
La peste del gambero è una malattia causata da Aphanomyces astaci.
Viene spesso definita una malattia “fungina”, ma scientificamente è più preciso specificare che Aphanomyces astaci è un oomicete, cioè un organismo simile ai funghi ma appartenente a un gruppo biologico differente.
La distinzione tassonomica non cambia la gravità del problema.
Alcuni gamberi nordamericani possono ospitare il patogeno mostrando una resistenza molto maggiore rispetto alle specie europee. Possono quindi comportarsi come serbatoi dell’infezione.
Quando il patogeno raggiunge popolazioni europee suscettibili, può provocare episodi di mortalità molto gravi.
La diffusione non richiede necessariamente che qualcuno liberi direttamente un gambero infetto nel torrente. Il trasferimento di animali, acqua, fango o materiali contaminati può contribuire alla propagazione dell’agente patogeno.
Questo rende particolarmente pericolosa una pratica che potrebbe sembrare innocua: prendere un gambero da un corso d’acqua e liberarlo in un altro.
I gamberi non devono mai essere spostati da un corso d’acqua all’altro.
Anche quando un animale sembra perfettamente sano, potrebbe trasportare organismi patogeni oppure appartenere a una specie diversa da quella immaginata.
Come riconoscere il gambero autoctono italiano
Identificare correttamente un gambero d’acqua dolce richiede cautela.
Dimensioni e colore non sono sufficienti da soli. Gli individui possono presentare variazioni cromatiche e l’aspetto cambia anche in relazione all’età e alle condizioni ambientali.
Nel complesso Austropotamobius pallipes sensu lato presenta generalmente una colorazione dorsale poco appariscente, spesso nelle tonalità del bruno, bruno-verdastro o olivastro.
Un carattere particolarmente conosciuto è la colorazione chiara o biancastra della superficie inferiore delle chele, caratteristica alla quale è collegato anche il nome inglese “white-clawed crayfish”.
Le chele sono robuste e l’animale nel complesso presenta un aspetto meno vistosamente colorato rispetto agli adulti di alcune specie invasive.
Una determinazione affidabile può però richiedere l’esame di più caratteri morfologici. Per questo un cittadino dovrebbe evitare di catturare un gambero semplicemente per identificarlo.
Fotografarlo senza spostarlo è una scelta molto più sicura.
Come distinguere il gambero italiano dalle specie aliene più comuni
Alcuni gamberi invasivi presentano caratteristiche abbastanza evidenti che possono fornire un primo orientamento.
Gambero rosso della Louisiana — Procambarus clarkii
Gli adulti di Procambarus clarkii sono spesso facilmente riconoscibili per la colorazione rosso scuro o bruno-rossastra e per le chele robuste, sulle quali possono essere visibili tubercoli.
La specie può tuttavia presentare variazioni cromatiche e gli individui giovani non possiedono necessariamente il rosso intenso associato agli adulti.
Per questo il colore non deve essere utilizzato come unico criterio.
Il gambero rosso della Louisiana è inoltre capace di colonizzare una notevole varietà di ambienti acquatici e può essere osservato anche fuori dall’acqua durante alcuni spostamenti.
Gambero della California — Pacifastacus leniusculus
Il gambero della California è chiamato anche gambero segnale.
Uno dei suoi caratteri più riconoscibili è una macchia chiara, generalmente biancastra o bianco-azzurrastra, presso l’articolazione delle grandi chele.
Questo “segnale” può essere molto evidente negli adulti e costituisce uno dei caratteri più utili per un riconoscimento preliminare.
La specie è di origine nordamericana ed è particolarmente problematica per la conservazione dei gamberi europei anche perché può essere portatrice di Aphanomyces astaci.
Gambero americano — Faxonius limosus
Faxonius limosus, precedentemente conosciuto con il nome Orconectes limosus, è un’altra specie nordamericana introdotta in Europa.
Tra i caratteri utili figurano macchie o bande trasversali rossastre-brunastre sull’addome e piccole spine presenti lateralmente nella regione della testa.
Questi caratteri possono aiutare a distinguerlo dagli Austropotamobius autoctoni.
In caso di dubbio, tuttavia, la regola rimane la stessa: non manipolare, non trasportare e non liberare altrove l’animale.
Cosa possono fare i cittadini per proteggere il gambero di fiume
La tutela del gambero di fiume italiano a rischio dipende anche da alcune semplici precauzioni.
La prima e più importante è evitare completamente le traslocazioni.
Non bisogna mai prendere un gambero da un torrente, lago, canale o fiume e liberarlo in un altro ambiente acquatico.
Questa regola vale anche per gli esemplari che sembrano autoctoni e anche quando lo spostamento viene effettuato con l’intenzione di “salvarli”.
Le reintroduzioni richiedono analisi sanitarie, genetiche ed ecologiche e devono essere effettuate esclusivamente nell’ambito di progetti autorizzati.
Altrettanto importante è non rilasciare mai in natura specie acquatiche provenienti da acquari, allevamenti o laghetti ornamentali.
Pesci, gamberi, tartarughe, molluschi e piante acquatiche esotiche possono diventare invasive oppure trasportare organismi patogeni.
Una volta introdotta stabilmente in un bacino, una specie invasiva acquatica può essere estremamente difficile da eliminare.
Chi utilizza attrezzature in corsi d’acqua differenti dovrebbe inoltre seguire eventuali indicazioni di pulizia, asciugatura e disinfezione stabilite dalle autorità competenti, evitando di trasportare acqua e fango da un sito all’altro.
In caso di avvistamento sospetto è utile fotografare l’animale senza disturbarlo, registrare il luogo e comunicare l’osservazione agli enti competenti, come Regione, ARPA, ente parco o strutture locali responsabili della fauna e degli ecosistemi acquatici.
Gli interventi di cattura e controllo delle specie invasive devono essere lasciati a personale autorizzato.
La tutela legale del gambero di fiume in Italia e in Europa
Il gambero autoctono è oggetto di protezione anche a livello europeo.
Austropotamobius pallipes è inserito negli Allegati II e V della Direttiva Habitat 92/43/CEE.
L’Allegato II comprende specie di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione. L’Allegato V riguarda invece specie di interesse comunitario il cui prelievo in natura e sfruttamento possono essere oggetto di misure di gestione.
In Italia la Direttiva Habitat è stata recepita attraverso la normativa nazionale e viene applicata anche attraverso la rete Natura 2000.
A questo quadro si aggiungono disposizioni regionali e locali. Le regole relative a cattura, detenzione e gestione possono quindi variare territorialmente e devono essere verificate presso gli enti competenti.
Anche diverse specie invasive sono sottoposte a specifiche misure di gestione nell’ambito della normativa europea e italiana sulle specie esotiche invasive.
ISPRA pubblica documentazione tecnica e piani di gestione dedicati alle specie aliene di rilevanza unionale presenti sul territorio nazionale.
FAQ sul gambero di fiume italiano
Il gambero di fiume italiano è commestibile?
I gamberi d’acqua dolce hanno avuto storicamente anche un utilizzo alimentare, ma questo non significa che gli esemplari autoctoni possano essere liberamente raccolti.
Il gambero autoctono è una specie di interesse comunitario e il prelievo può essere vietato o strettamente regolamentato dalla normativa nazionale e regionale. Gli animali incontrati in natura devono quindi essere lasciati nel loro ambiente.
Dove si trovano ancora popolazioni sane in Italia?
Popolazioni autoctone persistono in varie parti d’Italia, soprattutto in corsi d’acqua che mantengono condizioni ambientali favorevoli.
La situazione varia però notevolmente tra bacini e territori. Molte popolazioni sono isolate e vulnerabili, mentre altre vengono monitorate nell’ambito di aree protette, siti Natura 2000 e specifici progetti di conservazione.
Per informazioni sulla distribuzione locale è preferibile consultare Regioni, enti parco e organismi scientifici competenti.
Perché le specie aliene sono così dannose?
Non tutte le specie introdotte producono necessariamente lo stesso impatto. Il problema riguarda soprattutto quelle che riescono a stabilirsi, espandersi e interferire con gli ecosistemi locali.
I gamberi invasivi possono competere con le specie autoctone, occupare i loro rifugi, modificare le reti alimentari e, nel caso di diverse specie nordamericane, contribuire alla diffusione della peste del gambero.
Posso trasferire un gambero autoctono in un torrente dove non ce ne sono più?
No.
Anche una reintroduzione apparentemente ben intenzionata può diffondere patogeni o mescolare popolazioni geneticamente differenti. Le reintroduzioni devono essere realizzate esclusivamente da specialisti nell’ambito di programmi autorizzati.
Cosa devo fare se trovo un gambero invasivo?
Non bisogna trasportarlo in un altro luogo né organizzare autonomamente operazioni di rilascio o controllo.
È preferibile documentare l’osservazione con fotografie e posizione del ritrovamento e segnalarla all’ente territoriale competente.
Posso liberare in un laghetto un gambero acquistato per un acquario?
No. Nessuna specie acquatica esotica deve essere rilasciata nell’ambiente naturale.
Quando non è più possibile mantenere un animale, bisogna cercare una soluzione responsabile attraverso il rivenditore, strutture autorizzate o indicazioni degli enti competenti.
Conclusione
Il gambero di fiume autoctono rappresenta una componente preziosa ma vulnerabile della biodiversità italiana. La sua conservazione è strettamente collegata alla qualità dei torrenti, alla presenza di habitat naturali e alla capacità di impedire la diffusione di specie invasive e patogeni.
La peste del gambero mostra quanto possa essere fragile l’equilibrio di questi ecosistemi. Un organismo patogeno trasportato da specie introdotte può raggiungere popolazioni autoctone che non possiedono la stessa resistenza.
Per questo la tutela del gambero di fiume italiano a rischio richiede anche responsabilità individuale.
La regola fondamentale deve rimanere inequivocabile: non spostare mai gamberi da un corso d’acqua all’altro e non rilasciare mai specie acquatiche esotiche in natura.
Osservare, fotografare e segnalare è molto più utile che intervenire direttamente.
Proteggere questi piccoli crostacei significa infine tutelare qualcosa di molto più ampio: torrenti puliti, sorgenti, vegetazione ripariale e comunità d’acqua dolce che costituiscono una parte importante del patrimonio naturale italiano.
Fonti autorevoli consigliate
ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: documentazione sulle specie esotiche invasive, sui gamberi alloctoni e sui relativi piani nazionali di gestione.
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Rete Natura 2000: informazioni sulla Direttiva Habitat, sulle specie di interesse comunitario e sui siti destinati alla loro conservazione.
Regioni, ARPA ed enti parco italiani: schede territoriali e programmi di monitoraggio dedicati al gambero di fiume e alla qualità degli ecosistemi acquatici.
Commissione europea – Direttiva 92/43/CEE “Habitat”: riferimento normativo europeo per la conservazione di Austropotamobius pallipes e degli habitat di interesse comunitario.