Il salto della volpe nella neve: come caccia e cosa dicono gli studi sul campo magnetico

Vederla cacciare sulla neve è uno degli spettacoli più sorprendenti della fauna selvatica. La volpe rossa (Vulpes vulpes) avanza lentamente, tende le orecchie, inclina la testa e sembra concentrarsi su qualcosa che noi non possiamo vedere. Poi, improvvisamente, arriva il salto della volpe: un balzo alto seguito da una discesa ripida verso il punto in cui si nasconde una piccola preda.

Dietro questa tecnica, spesso chiamata in inglese mousing, c’è soprattutto una straordinaria capacità di localizzare i roditori attraverso il suono. Ma uno studio sul comportamento delle volpi ha aggiunto un elemento ancora più curioso: alcuni attacchi sembravano avere maggiore successo quando orientati approssimativamente verso nord o nord-est. Da qui è nata un’ipotesi affascinante sul possibile ruolo del campo magnetico terrestre, che però deve essere interpretata con cautela.

Volpe rossa durante un balzo verticale nella neve]

Indice

  1. Che cos’è il salto della volpe
  2. Come la volpe individua una preda nascosta
  3. Il salto della volpe e il campo magnetico terrestre
  4. Perché non possiamo ancora parlare di una bussola magnetica dimostrata
  5. Cosa mangia davvero la volpe rossa
  6. Dove vive la volpe in Italia
  7. Riproduzione, cuccioli e tane
  8. Come convivere con una volpe vicino a casa
  9. Cosa fare se troviamo una volpe malata o ferita
  10. Conclusione

Che cos’è il salto della volpe

Il comportamento è particolarmente evidente quando una volpe cerca piccoli mammiferi nascosti nell’erba alta o sotto la neve. L’animale procede lentamente, si ferma e dedica grande attenzione ai segnali provenienti dal terreno.

Quando ritiene di avere localizzato la preda, si lancia verso l’alto e in avanti. La traiettoria permette alla volpe di arrivare dall’alto e di immergere la parte anteriore del corpo nel punto in cui pensa si trovi il roditore.

Questo comportamento predatorio viene generalmente indicato come mousing. Non è quindi un salto casuale o un semplice gioco nella neve, ma una vera tecnica di caccia.

Gli studi sul comportamento sottolineano inoltre quanto sia importante l’udito quando la vegetazione o la neve impediscono di vedere direttamente la preda. In queste condizioni, localizzare con precisione la provenienza di un rumore può fare la differenza tra un attacco riuscito e uno fallito.

Come la volpe individua una preda nascosta

Prima del salto vengono le orecchie

La volpe rossa possiede un sistema uditivo particolarmente sensibile. Un audiogramma comportamentale pubblicato nel 2014 ha mostrato che gli animali studiati potevano percepire toni puri da circa 51 Hz fino a 48 kHz a un livello sonoro di 60 dB SPL, con la massima sensibilità misurata intorno a 4 kHz.

Questi valori aiutano a capire perché sia riduttivo descrivere la volpe semplicemente come un animale capace di sentire “suoni acuti”. Possiede infatti un intervallo uditivo ampio e una notevole sensibilità, comprese frequenze relativamente basse.

Durante la caccia, la volpe può fermarsi con le orecchie dritte e inclinare o ruotare la testa. Sono comportamenti compatibili con un animale che sta cercando di ottenere informazioni precise sulla posizione di una sorgente sonora.

Sotto uno strato di neve, un piccolo roditore può essere invisibile. I rumori prodotti dai suoi movimenti, invece, possono fornire alla volpe informazioni utili per preparare l’attacco.

Il balzo e la discesa ripida

Una volta individuato il bersaglio, arriva il caratteristico salto della volpe. Il predatore si solleva dal terreno e scende con una traiettoria molto inclinata, arrivando talvolta con la testa e le zampe anteriori direttamente nella neve.

Una ricerca biomeccanica più recente ha esaminato proprio questo comportamento nelle volpi che si tuffano nella neve, studiando come la forma del cranio e le caratteristiche del tuffo siano compatibili con le sollecitazioni prodotte dall’impatto. Il comportamento non è dunque soltanto spettacolare: rappresenta una specializzazione predatoria concreta.

Il salto della volpe e il campo magnetico terrestre

Qui la storia diventa ancora più interessante, ma anche più delicata dal punto di vista scientifico.

Nel 2011 un gruppo di ricercatori pubblicò su Biology Letters uno studio intitolato “Directional preference may enhance hunting accuracy in foraging foxes”. Gli studiosi osservarono volpi rosse selvatiche durante gli attacchi ai piccoli animali.

Furono registrati quasi 600 attacchi di mousing effettuati da 84 volpi in differenti condizioni. Analizzando la direzione dei balzi, i ricercatori trovarono una distribuzione che non appariva casuale.

In particolare, gli attacchi tendevano a essere orientati approssimativamente verso nord-est. Quando le prede erano nascoste dalla vegetazione alta o dalla neve, gli attacchi riusciti risultavano fortemente concentrati verso nord, mentre quelli compiuti in altre direzioni mostravano un successo molto inferiore.

Gli autori notarono inoltre che questo schema non sembrava spiegato semplicemente dall’ora del giorno, dalla stagione, dalla copertura nuvolosa o dalla direzione del vento.

Da questi risultati proposero un’ipotesi: la volpe potrebbe sfruttare informazioni legate al campo geomagnetico per aumentare la precisione dell’attacco.

È possibile consultare lo studio scientifico sul comportamento direzionale delle volpi per leggere direttamente metodologia, risultati e interpretazione degli autori.

Una sorta di telemetro naturale?

Una delle idee discusse dagli autori è particolarmente suggestiva.

Se la volpe mantenesse una determinata direzione rispetto al campo magnetico mentre localizza acusticamente una preda, questo riferimento potrebbe teoricamente contribuire a rendere più ripetibile la geometria dell’attacco, funzionando in qualche modo come un sistema di stima della distanza.

È però un’ipotesi interpretativa, non la dimostrazione diretta di un organo o di un meccanismo magnetico nella volpe.

Perché non possiamo ancora parlare di una bussola magnetica dimostrata

Titoli come “la volpe usa il campo magnetico per cacciare” sono accattivanti, ma vanno oltre ciò che lo studio originario dimostra direttamente.

La ricerca documentò una correlazione osservazionale tra orientamento dell’attacco e successo di caccia. Gli autori interpretarono questa preferenza direzionale come possibile caso di allineamento magnetico.

Una successiva ricerca con bio-logger ha continuato a studiare il problema, sottolineando però che il significato funzionale dell’allineamento magnetico spontaneo e i suoi meccanismi sensoriali rimangono poco chiari.

In altre parole, il risultato è interessante e merita attenzione, ma non significa che sia stato dimostrato esattamente come una volpe percepisca il campo magnetico o che ogni salto della volpe venga guidato da una “bussola” interna.

La formulazione scientificamente più prudente è questa: nelle volpi osservate è stata rilevata una preferenza direzionale associata a un maggiore successo di alcuni attacchi, e gli studiosi hanno proposto il campo geomagnetico come possibile spiegazione.

È proprio la differenza tra osservazione e spiegazione a rendere questo studio così interessante.

Cosa mangia davvero la volpe rossa

Il mousing potrebbe far pensare a un predatore specializzato esclusivamente nei roditori. In realtà Vulpes vulpes è estremamente opportunista.

La sua alimentazione può comprendere piccoli mammiferi, uccelli, insetti e altri invertebrati, frutti e altre risorse vegetali. Può inoltre consumare carcasse e sfruttare alimenti di origine antropica quando diventano disponibili.

La composizione della dieta cambia in relazione all’ambiente, alla stagione e alla disponibilità locale delle risorse. In alcune zone e periodi i piccoli roditori possono avere un ruolo dominante; altrove possono aumentare frutti, insetti o carogne.

Questa flessibilità alimentare è una delle ragioni per cui la volpe riesce a vivere in ambienti molto differenti.

Dove vive la volpe in Italia

In Italia la volpe è tutt’altro che esclusivamente montana.

Secondo la documentazione ISPRA, il suo areale interessa quasi tutto il Paese e comprende una grande varietà di ambienti: praterie alpine, boschi, macchia mediterranea, pianure e colline coltivate, valli fluviali e anche contesti urbani.

La presenza nelle città non dovrebbe sorprendere. Aree verdi, parchi, terreni incolti, piccoli mammiferi e soprattutto risorse alimentari legate alle attività umane possono creare condizioni favorevoli.

Anche il WWF descrive l’inurbamento della volpe come un fenomeno legato alla grande capacità di adattamento della specie, con individui che utilizzano aree verdi urbane e possono approfittare di scarti e rifiuti.

La capacità di vivere vicino all’uomo non significa però che la volpe debba diventare un animale domestico.

Per approfondire il rapporto tra grandi e medi carnivori e il paesaggio italiano, può essere utile anche l’articolo di Consigli Brillanti sul ritorno del lupo in Italia.

Riproduzione, cuccioli e tane

La tana assume particolare importanza durante la riproduzione.

Dati ISPRA indicano che in Italia il periodo degli amori avviene generalmente durante l’inverno, tra dicembre e febbraio, mentre i parti si verificano soprattutto tra marzo e aprile. La gestazione dura circa sette settimane.

La stessa fonte indica normalmente da tre a cinque piccoli per parto e descrive la partecipazione di entrambi i genitori nell’approvvigionamento alimentare dei cuccioli.

Le tane possono trovarsi in luoghi relativamente tranquilli e protetti. Per questo, quando si scopre una tana apparentemente occupata, è meglio evitare di avvicinarsi ripetutamente, scavare o tentare di vedere i piccoli.

Una volpe adulta osservata mentre trasporta cibo in primavera potrebbe semplicemente essere impegnata nell’allevamento della prole.

Come convivere con una volpe vicino a casa

La presenza occasionale di una volpe non richiede automaticamente un intervento.

Il principio più utile è evitare di trasformare involontariamente case e giardini in punti di alimentazione. Non bisogna abituare le volpi a ricevere cibo direttamente dalle persone.

È consigliabile mantenere ben chiusi i contenitori dei rifiuti e non lasciare all’esterno alimenti facilmente accessibili. Anche il cibo destinato agli animali domestici può diventare una risorsa per la fauna selvatica se rimane fuori durante la notte.

Chi alleva galline dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla prevenzione. Un pollaio robusto, correttamente chiuso durante la notte e privo di aperture facilmente sfruttabili da un predatore protegge gli animali molto meglio dell’alimentazione o della confidenza con la volpe.

Questa convivenza richiede quindi una regola semplice: osservare la fauna selvatica senza incoraggiarne la dipendenza dall’uomo.

Sul sito è disponibile anche un approfondimento dedicato al riccio e alla fauna selvatica in giardino, utile per comprendere perché gli animali selvatici in difficoltà non vadano trattati come normali animali domestici.

Cosa fare se troviamo una volpe malata o ferita

Una volpe visibile durante il giorno non è automaticamente malata. La sola attività diurna non basta per diagnosticare un problema, perché le volpi possono essere attive anche nelle ore di luce.

La situazione cambia davanti a ferite evidenti, incapacità di muoversi normalmente, grave debilitazione, comportamento neurologico anomalo o altri segni chiaramente preoccupanti.

In questi casi è prudente mantenere la distanza e non tentare di afferrare l’animale a mani nude. Una volpe spaventata, ferita o sofferente rimane un animale selvatico e può reagire per difendersi.

La scelta corretta è contattare il Centro Recupero Animali Selvatici competente per il territorio o le autorità locali incaricate della fauna selvatica e seguire le loro indicazioni.

Numeri telefonici, competenze e procedure possono variare da una Regione all’altra e possono cambiare nel tempo. Per questo, prima di pubblicare recapiti specifici nell’articolo, è opportuno verificarli sul sito ufficiale della Regione, della Provincia/Città Metropolitana o dell’ente competente.

Conclusione

Il salto della volpe è molto più di una scena spettacolare da documentario. È il risultato di una strategia di caccia nella quale ascolto, localizzazione della preda, movimento e precisione devono lavorare insieme, soprattutto quando un roditore è completamente nascosto dalla neve o dalla vegetazione.

Ancora più intrigante è l’osservazione secondo cui alcuni attacchi orientati verso nord o nord-est hanno mostrato un successo maggiore. L’ipotesi di un possibile riferimento al campo magnetico terrestre è scientificamente interessante, ma rimane un’interpretazione da studiare ulteriormente, non una certezza definitiva sul funzionamento dei sensi della volpe.

Forse è proprio questo il dettaglio più affascinante: anche in un comportamento apparentemente semplice come una volpe che salta nella neve rimangono domande alle quali la ricerca non ha ancora dato una risposta completa.

Secondo voi, quali altri comportamenti quotidiani degli animali selvatici potrebbero nascondere capacità sensoriali che ancora comprendiamo solo in parte?

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3 External Dofollow Authoritative Sources:

  1. ISPRA — Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
    Mammiferi d’Italia — scheda e informazioni sulla volpe
    Utile per distribuzione, habitat e presenza della volpe in Italia.
  2. Biology Letters / PubMed Central — studio sul mousing e orientamento magnetico
    Directional preference may enhance hunting accuracy in foraging foxes
    È la fonte primaria più importante per la parte relativa alla possibile associazione tra direzione degli attacchi, successo di caccia e campo geomagnetico.
  3. WWF Italia
    WWF Italia
    Fonte istituzionale utile per biodiversità, fauna selvatica italiana e convivenza con gli animali.

Nota sulle fonti: il punto di partenza indicato “Current Biology” non risulta essere la sede dello studio principale del 2011 sul mousing: la ricerca fondamentale sull’orientamento degli attacchi è stata pubblicata su Biology Letters. Per evitare di attribuire lo studio alla rivista sbagliata, è preferibile citare direttamente l’articolo originale.

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