La salamandra pezzata brilla sotto la luce UV: cosa hanno scoperto i ricercatori
La salamandra pezzata, con il suo corpo nero lucido e le caratteristiche macchie gialle, è uno degli anfibi più riconoscibili dei boschi europei. Eppure, nonostante sia studiata da moltissimo tempo, continua a riservare sorprese. Una ricerca scientifica pubblicata nel 2026 ha rivelato una proprietà poco conosciuta: sotto particolari condizioni di illuminazione ultravioletta, alcune parti del suo corpo emettono una fluorescenza verde e ciano.
La scoperta non significa che questi animali brillino autonomamente nel buio. Si tratta di un fenomeno chiamato biofluorescenza, che dipende dalla presenza di una fonte luminosa esterna.
Il risultato apre nuove domande sulla biologia della specie, sulle sue difese naturali e sul possibile ruolo della luce nella comunicazione tra individui. Per comprenderne l’importanza, bisogna distinguere ciò che i ricercatori hanno effettivamente osservato dalle ipotesi ancora da verificare.
Indice dei contenuti
- La scoperta della fluorescenza nella salamandra pezzata
- Che cos’è la biofluorescenza
- Quali parti del corpo diventano fluorescenti
- Perché la salamandra potrebbe avere questa caratteristica
- Come riconoscere la salamandra pezzata
- Dove vive in Italia: Alpi e Appennini
- Habitat, alimentazione e riproduzione
- La pelle tossica e le precauzioni da rispettare
- Stato di conservazione e principali minacce
- Come osservare una salamandra senza disturbarla
- Perché non bisogna usare lampade UV sugli animali selvatici
- Conclusioni
La scoperta della fluorescenza nella salamandra pezzata
Il 27 maggio 2026, un gruppo internazionale di ricercatori ha pubblicato sulla rivista scientifica Royal Society Open Science uno studio dedicato alla biofluorescenza della salamandra pezzata. La ricerca ha coinvolto, tra gli altri, il Museo di Scienze Naturali di Barcellona, l’Istituto di Biologia Evolutiva spagnolo e il Max Planck Institute for Chemical Ecology, in Germania.
Gli studiosi hanno osservato che, quando la specie viene illuminata con radiazioni ultraviolette, alcune strutture corporee restituiscono una luce visibile con tonalità comprese tra il verde, l’azzurro e il ciano. Il fenomeno è particolarmente evidente nella zona ventrale e lungo i fianchi.
I risultati sono stati ripresi anche da ScienceDaily il 28 ottobre 2026, riportando nuovamente l’attenzione su questa caratteristica. Il dato interessante è che una proprietà simile sia rimasta poco conosciuta in un anfibio così familiare agli zoologi europei.
Lo studio originale, intitolato Glandular biofluorescence in fire salamanders (Salamandra salamandra): first evidence and ecological implications, è consultabile attraverso la pubblicazione scientifica della Royal Society. Institut Max Planck de Biologie Développementale+2
Che cos’è la biofluorescenza
Per comprendere questa scoperta bisogna chiarire una distinzione importante. La biofluorescenza non è la stessa cosa della bioluminescenza, anche se entrambi i fenomeni possono produrre effetti visivi sorprendenti.
Nella biofluorescenza alcune sostanze presenti in un organismo assorbono radiazioni luminose a determinate lunghezze d’onda e riemettono parte dell’energia sotto forma di luce con una lunghezza d’onda maggiore. Se l’illuminazione esterna viene eliminata, anche l’emissione fluorescente cessa.
La bioluminescenza, invece, è prodotta attraverso reazioni chimiche interne all’organismo. Le lucciole rappresentano uno degli esempi più conosciuti di questo secondo fenomeno.
La salamandra pezzata non possiede quindi una torcia naturale che rimane accesa durante la notte. La fluorescenza osservata dai ricercatori dipende dalle caratteristiche chimiche dei suoi tessuti e dall’illuminazione utilizzata.
La biofluorescenza era già stata documentata in diversi gruppi di animali. Uno studio del 2020, pubblicato su Scientific Reports, aveva inoltre mostrato che il fenomeno è relativamente diffuso tra gli anfibi, contribuendo ad aprire nuove prospettive di ricerca sulla loro ecologia. Scientific Reports+1
Quali parti del corpo diventano fluorescenti
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda la distribuzione della fluorescenza. Non tutta la superficie del corpo reagisce nello stesso modo alla luce ultravioletta.
Gli studiosi hanno individuato segnali luminosi soprattutto nella regione inferiore del corpo, sui fianchi e in corrispondenza di alcune strutture ghiandolari della pelle. Anche le secrezioni cutanee hanno mostrato proprietà fluorescenti.
Secondo le osservazioni sperimentali, queste secrezioni possono conservare la capacità di fluorescere per oltre 24 ore dopo essere state rilasciate. Ciò non significa che rimangano luminose spontaneamente per tutto quel tempo: la fluorescenza continua a richiedere un’illuminazione adeguata.
Le analisi hanno inoltre rilevato proprietà fluorescenti in componenti del sangue e delle ghiandole granulari. Questo suggerisce una distribuzione del fenomeno più articolata di una semplice colorazione superficiale.
La composizione chimica precisa delle sostanze responsabili non è stata ancora completamente chiarita. I ricercatori stanno cercando di identificare i composti coinvolti, evitando conclusioni premature sulla loro funzione biologica. Max Planck Institute for Chemical Ecology+1

Perché la salamandra pezzata potrebbe avere questa caratteristica
La funzione ecologica della fluorescenza è una delle principali domande ancora aperte. La sua presenza è stata osservata, ma non è stato dimostrato che serva necessariamente alla comunicazione o alla difesa.
Una prima ipotesi riguarda il riconoscimento tra individui. In determinate condizioni ambientali, la fluorescenza potrebbe modificare l’aspetto del corpo rendendo visibili informazioni utili ad altri esemplari della stessa specie.
Un’altra possibilità riguarda il corteggiamento e le interazioni riproduttive. Tuttavia, non esistono ancora prove sufficienti per affermare che la salamandra utilizzi consapevolmente questi segnali per scegliere un partner.
La terza ipotesi coinvolge i predatori. Il caratteristico contrasto nero e giallo della specie costituisce già un segnale di avvertimento, e la fluorescenza potrebbe eventualmente contribuire a modificarne la percezione in particolari condizioni luminose.
Resta però da verificare se gli animali che interagiscono con la salamandra riescano effettivamente a percepire questi segnali in natura. La scoperta rappresenta dunque un punto di partenza per nuovi studi, non una spiegazione definitiva del comportamento della specie. Max-Planck-Gesellschaft
Come riconoscere la salamandra pezzata
Vuursalamander, alles over dit opvallende amfibie | Dierennieuws.nl
Salamandra salamandra | Matese e Natura
Close-up of a fire salamander with vibrant yellow and black markings against a dark background.
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La salamandra pezzata (Salamandra salamandra) appartiene alla famiglia dei Salamandridi ed è un anfibio con corpo allungato, quattro zampe relativamente corte e una coda ben sviluppata.
La sua caratteristica più evidente è la colorazione nera, generalmente lucida, attraversata da macchie o bande gialle. La disposizione di queste chiazze varia sensibilmente tra individui e popolazioni, rendendo alcuni esemplari facilmente distinguibili dagli altri.
Gli adulti raggiungono spesso lunghezze comprese tra circa 15 e 20 centimetri, anche se esemplari più grandi possono superare queste dimensioni. La testa è relativamente larga e presenta, dietro gli occhi, due ghiandole parotoidi evidenti.
Non bisogna confonderla con una lucertola. La salamandra possiede una pelle priva di squame, strettamente legata all’umidità ambientale, e appartiene a un gruppo evolutivo completamente diverso dai rettili.
La sua colorazione appariscente non è un semplice elemento decorativo. Costituisce un esempio di colorazione di avvertimento, attraverso la quale molti animali potenzialmente tossici risultano riconoscibili ai predatori.
Dove vive la salamandra pezzata in Italia
In Italia, la salamandra pezzata si incontra soprattutto nelle zone collinari e montane caratterizzate da boschi umidi e piccoli corsi d’acqua.
È presente lungo l’arco alpino e prealpino, oltre che in diverse aree dell’Appennino. La distribuzione non è però uniforme: alcune popolazioni sono relativamente diffuse, mentre altre risultano isolate e localizzate.
Nelle Alpi e nell’Appennino settentrionale la specie trova diversi ambienti favorevoli. Procedendo verso il Centro e il Sud, la presenza tende a diventare più frammentata, in relazione alle condizioni climatiche e alla disponibilità di habitat adatti.
È generalmente assente da molte pianure intensamente urbanizzate o agricole e dalle principali isole italiane. La sua presenza può variare considerevolmente anche tra vallate vicine.
La scheda della Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani riporta una distribuzione italiana prevalentemente collinare e montana, con segnalazioni fino a circa 1.800 metri di altitudine. IUCN+1
Habitat, alimentazione e riproduzione
La salamandra pezzata predilige boschi freschi, ombrosi e ricchi di umidità. Faggete, castagneti e boschi misti attraversati da ruscelli costituiscono alcuni dei suoi ambienti più caratteristici.
Durante il giorno trascorre spesso molte ore nascosta sotto tronchi caduti, pietre, radici o accumuli di foglie. Diventa più facilmente osservabile con temperature miti, elevata umidità e dopo le piogge.
L’alimentazione comprende soprattutto piccoli invertebrati, tra cui lombrichi, insetti, larve e molluschi. La salamandra contribuisce così alle relazioni alimentari che caratterizzano gli ecosistemi forestali.
La riproduzione presenta una particolarità interessante. In gran parte delle popolazioni italiane, le femmine rilasciano in acqua larve già sviluppate, anziché deporre semplicemente uova come fanno molte rane.
Le larve possiedono branchie esterne e trascorrono una fase della loro vita in acqua, prima di completare la metamorfosi. Per questa ragione, la disponibilità di ruscelli puliti, sorgenti e piccole pozze è essenziale per il mantenimento delle popolazioni.
La dipendenza da ambienti terrestri e acquatici rende la specie particolarmente sensibile alle alterazioni del paesaggio. Un bosco apparentemente sano potrebbe non essere sufficiente se i piccoli corsi d’acqua necessari alla riproduzione vengono compromessi.
La pelle tossica: perché non bisogna toccarla
La salamandra pezzata possiede un sistema di difesa chimica che contribuisce a proteggerla dai predatori. Le ghiandole della pelle producono secrezioni contenenti sostanze tossiche, tra cui alcaloidi steroidei appartenenti al gruppo delle samandarine.
Queste sostanze possono provocare irritazioni e, in caso di esposizione significativa, effetti tossici più importanti. Il rischio dipende dalla quantità e dalla modalità di contatto, ma è sufficiente a giustificare una regola semplice: non raccogliere né manipolare una salamandra selvatica.
Per una persona che osserva l’animale senza toccarlo non esiste normalmente un pericolo particolare. Il problema nasce dal contatto diretto, soprattutto se le secrezioni raggiungono gli occhi, la bocca o altre mucose.
Anche la salamandra può essere danneggiata dalla manipolazione. La sua pelle delicata è importante per gli scambi con l’ambiente e può risentire del contatto con mani asciutte, detergenti, creme o altre sostanze.
Gli anfibi possono inoltre essere vulnerabili alla trasmissione di agenti patogeni tra ambienti differenti. Evitare il contatto è quindi una precauzione utile sia per la sicurezza delle persone sia per la salute degli animali.
Stato di conservazione e principali minacce
La situazione della salamandra pezzata cambia in base alla scala geografica e alla popolazione considerata. La valutazione della Lista Rossa italiana del 2013 la classifica come specie a Minor Preoccupazione, ma questo non significa che tutte le popolazioni siano stabili o prive di rischi.
La conservazione della specie dipende soprattutto dalla protezione dei boschi umidi e dei piccoli ambienti acquatici utilizzati dalle larve.
Tra le minacce più importanti figurano la frammentazione degli habitat, l’inquinamento dei ruscelli, le captazioni delle sorgenti e l’introduzione di pesci predatori in acque che originariamente ne erano prive.
Anche il traffico stradale può rappresentare un problema. Durante le serate piovose, quando questi anfibi si spostano maggiormente, alcuni individui possono attraversare strade vicine ai boschi.
Un’ulteriore preoccupazione riguarda le malattie degli anfibi, comprese quelle causate da funghi patogeni. La diffusione di agenti come Batrachochytrium salamandrivorans richiede particolare attenzione nella sorveglianza delle popolazioni europee.
La specie figura nell’Appendice III della Convenzione di Berna ed è inoltre soggetta a disposizioni di tutela regionali e locali, che possono variare. È quindi importante non confondere la categoria di rischio IUCN con il quadro delle protezioni giuridiche. IUCN+1
Come osservare una salamandra senza disturbarla
Incontrare una salamandra pezzata durante una passeggiata nel bosco è un’esperienza interessante, soprattutto dopo una pioggia autunnale o primaverile.
Il comportamento migliore consiste nel fermarsi a una distanza rispettosa, evitando di bloccare il percorso dell’animale. Una salamandra che attraversa lentamente un sentiero non ha bisogno di essere raccolta per essere osservata.
Per fotografarla è preferibile utilizzare la luce naturale disponibile, evitando flash ravvicinati e illuminazioni insistenti. Una fotografia non dovrebbe mai richiedere di spostare l’animale, girarlo sul dorso o costringerlo ad assumere una posizione diversa.
Non bisogna neppure sollevare tronchi, pietre o altri rifugi per cercare esemplari nascosti. Questi microambienti possono ospitare numerosi organismi e la loro alterazione provoca disturbo.
Un approccio rispettoso è utile anche quando si incontrano altri animali selvatici. Per approfondire questo principio, è possibile leggere l’articolo dedicato al riccio in giardino e ai comportamenti da evitare.
La curiosità naturalistica dovrebbe sempre accompagnarsi alla consapevolezza che un incontro ravvicinato, per quanto breve, può influenzare il comportamento di un animale.
Perché non bisogna usare lampade UV sugli animali selvatici
La scoperta della fluorescenza potrebbe invogliare qualcuno a portare una lampada ultravioletta nel bosco per osservare direttamente il fenomeno. È una pratica da evitare.
L’illuminazione UV può comportare rischi per gli occhi e per i tessuti viventi, soprattutto quando viene utilizzata a distanza ravvicinata o senza conoscere le caratteristiche della sorgente luminosa.
Inoltre, non è stato dimostrato che l’esposizione artificiale ai raggi UV sia innocua per gli anfibi selvatici in tutte le condizioni. Non sarebbe quindi corretto trasformare una tecnica di ricerca scientifica in un esperimento improvvisato.
Gli studi condotti in laboratorio o nell’ambito di progetti autorizzati prevedono procedure specifiche, valutazioni dei rischi e strumenti adeguati. Queste condizioni non sono necessariamente riproducibili durante una normale escursione.
Per conoscere l’aspetto fluorescente della salamandra pezzata è molto meglio consultare le immagini scientifiche già pubblicate, senza sottoporre nuovi animali a illuminazioni inutili.
Conclusioni
La scoperta della biofluorescenza dimostra quanto possa essere ancora sorprendente la biologia di una specie apparentemente familiare.
La salamandra pezzata, conosciuta soprattutto per il contrasto tra il nero e il giallo della sua pelle, presenta anche proprietà fluorescenti che diventano osservabili sotto illuminazione ultravioletta. I ricercatori hanno documentato emissioni verde-ciano associate soprattutto ai tessuti cutanei, alle ghiandole e alle loro secrezioni.
Rimangono però importanti interrogativi. Non è ancora del tutto chiara l’identità chimica dei composti responsabili, né è stata dimostrata una funzione precisa della fluorescenza nella comunicazione, nella riproduzione o nella difesa dai predatori.
La ricerca offre nuove possibilità per comprendere questo anfibio e le sue interazioni con l’ambiente.
Proteggere i boschi umidi, preservare i ruscelli e rispettare gli animali durante le osservazioni rimane il modo più concreto per contribuire alla conservazione di una delle specie più caratteristiche della fauna italiana.
2 Internal Link Suggestions
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- Miti sui pipistrelli: cosa è vero, cosa è falso e perché sono utili — approfondimento su un altro gruppo di animali spesso poco conosciuti.
3 Authoritative Dofollow Sources
1. Royal Society Open Science — Studio originale (2026)
Burriel-Carranza et al., Glandular biofluorescence in fire salamanders (Salamandra salamandra): first evidence and ecological implications.
https://doi.org/10.1098/rsos.251991
2. Max Planck Institute for Chemical Ecology — Comunicazione scientifica del 27 maggio 2026
Risultati sulla fluorescenza, strutture ghiandolari e ipotesi sulla funzione biologica.
https://www.ice.mpg.de/557727/PR_Burriel_Brunetti
3. IUCN Italia — Scheda Salamandra salamandra
Distribuzione in Italia, habitat, minacce e valutazione nazionale della conservazione.
https://www.iucn.it/scheda.php?id=471633264