Tilacino, la tigre della Tasmania: come si è estinta e cosa ci insegna

Il tilacino, Thylacinus cynocephalus, era uno dei mammiferi più insoliti dell’Australia: un grande marsupiale carnivoro con corpo simile a quello di un cane, lunga coda rigida e caratteristiche strisce scure sul dorso. Chiamato comunemente “tigre della Tasmania” o “lupo della Tasmania”, non era in realtà né una tigre né un lupo.

L’ultimo individuo conosciuto morì in cattività a Hobart il 7 settembre 1936. La sua storia è diventata uno degli esempi più emblematici di quanto rapidamente la persecuzione umana possa contribuire alla scomparsa di una specie già vulnerabile.

Indice

Che animale era il tilacino

A prima vista, il tilacino sembrava sorprendentemente simile a un cane selvatico.

Aveva testa allungata, quattro zampe relativamente sottili e una coda robusta che proseguiva quasi direttamente dalla linea del corpo. Sulla parte posteriore del dorso e sulla base della coda erano presenti numerose bande scure verticali, responsabili del soprannome “tigre della Tasmania”.

Questa somiglianza con i canidi è un esempio classico di evoluzione convergente.

Animali appartenenti a linee evolutive molto distanti possono sviluppare caratteristiche simili quando affrontano pressioni ecologiche paragonabili. Il tilacino, però, era un marsupiale, non un mammifero placentato come lupi, volpi e cani.

Apparteneva all’ordine Dasyuromorphia, che comprende anche diversi marsupiali carnivori australiani ancora esistenti.

Le femmine possedevano un marsupio nel quale si sviluppavano i piccoli durante le prime fasi della vita. Una caratteristica particolarmente insolita era la presenza anche nel maschio di una struttura cutanea simile a una tasca, che proteggeva gli organi riproduttivi.

Il suo nome scientifico, Thylacinus cynocephalus, richiama proprio alcune di queste caratteristiche: il significato è approssimativamente quello di un animale “dalla testa di cane” dotato di tasca.

Dove viveva la tigre della Tasmania

La storia geografica del tilacino è più complessa di quanto suggerisca il nome “tigre della Tasmania”.

Resti fossili e subfossili dimostrano che il genere era presente in passato in un’area molto più ampia dell’Australasia. Thylacinus cynocephalus viveva sul continente australiano e in Nuova Guinea, oltre che in Tasmania.

La specie scomparve dall’Australia continentale migliaia di anni prima dell’arrivo degli europei.

Secondo l’Australian Museum, il tilacino era già estinto sul continente australiano almeno circa 2.000 anni fa. Le cause di questa scomparsa più antica non sono conosciute con certezza.

La competizione con il dingo e la pressione della caccia umana sono tra le ipotesi considerate dagli studiosi, ma non esiste una spiegazione unica definitivamente dimostrata.

In Tasmania la situazione era diversa.

Il dingo non arrivò sull’isola e una popolazione di tilacini riuscì a sopravvivere fino all’epoca contemporanea. Fu quindi la popolazione tasmaniana a incontrare i coloni europei e a essere documentata attraverso fotografie, filmati, esemplari museali e animali mantenuti negli zoo.

Perché il tilacino è scomparso

L’estinzione in Tasmania non può essere attribuita con certezza a una sola causa.

La persecuzione diretta da parte dell’uomo è però considerata il fattore principale. Altri elementi, tra cui trasformazione dell’habitat, cani introdotti e forse malattie, potrebbero avere contribuito al declino.

L’Australian Museum sottolinea che la scomparsa tasmaniana fu probabilmente accelerata dall’introduzione dei cani, ma appare dovuta soprattutto alla persecuzione diretta del tilacino, considerato un animale nocivo.

La persecuzione e le taglie

Con l’espansione dell’allevamento ovino, il tilacino venne accusato di predare pecore e altri animali domestici.

La reale importanza della sua predazione sul bestiame è stata discussa dagli studiosi, ma all’epoca la percezione del predatore come minaccia economica ebbe conseguenze concrete.

Vennero introdotte ricompense per l’uccisione degli animali.

Il governo della Tasmania avviò nel 1888 un programma di taglie che continuò fino al 1909. A queste iniziative si aggiungevano catture, caccia privata e precedenti ricompense offerte da interessi commerciali.

Quando la popolazione cominciò a diventare evidentemente rara, la pressione era già stata molto intensa.

Habitat e cambiamenti ambientali

Anche la trasformazione dell’ambiente potrebbe avere contribuito al declino.

L’espansione delle attività agricole, l’allevamento e l’occupazione di nuove aree modificarono parte degli habitat utilizzati dalla fauna tasmaniana.

Tuttavia, è importante non presentare la perdita dell’habitat come causa dimostrata allo stesso livello della persecuzione.

Le ricostruzioni disponibili attribuiscono un ruolo centrale all’uccisione sistematica del tilacino.

Cani e competizione

I cani introdotti dagli europei sono un altro fattore proposto.

Avrebbero potuto competere per alcune risorse, disturbare i tilacini oppure contribuire indirettamente alla loro mortalità.

Anche in questo caso bisogna mantenere prudenza.

La competizione con i cani viene citata tra le possibili pressioni aggiuntive, ma non può essere utilizzata per ridimensionare il ruolo documentato della persecuzione umana.

Una possibile malattia

Alcune ricostruzioni storiche hanno suggerito che una malattia potrebbe avere attraversato la popolazione durante la fase finale del declino.

L’ipotesi rimane però difficile da dimostrare retrospettivamente.

Non abbiamo una popolazione vivente da studiare e le osservazioni storiche non permettono di diagnosticare con sicurezza un’epidemia responsabile dell’estinzione.

La malattia deve quindi essere presentata come possibile fattore concorrente, non come spiegazione accertata.

L’ultimo tilacino conosciuto

L’ultimo tilacino selvatico documentato con certezza fu ucciso in Tasmania nel 1930.

Pochi anni dopo rimanevano ancora alcuni individui negli zoo.

Il più famoso viveva al Beaumaris Zoo di Hobart. Morì il 7 settembre 1936, diventando l’ultimo rappresentante conosciuto della specie.

Il dettaglio rende la storia particolarmente amara: la protezione legale era arrivata soltanto poche settimane prima.

Secondo il National Museum of Australia, il governo tasmaniano concesse alla specie la protezione ufficiale appena 59 giorni prima della morte dell’ultimo individuo conosciuto.

Oggi il 7 settembre è commemorato in Australia come National Threatened Species Day.

 composizione documentaria con un tilacino storico in recinto negli anni Trenta a sinistra e una linea temporale essenziale “1888 taglie – 1909 fine delle taglie – 1936 ultimo individuo conosciuto” a destra]

Quando è stato dichiarato ufficialmente estinto

Qui è necessario distinguere la morte dell’ultimo individuo conosciuto dalla dichiarazione formale di estinzione.

La specie non venne automaticamente dichiarata estinta nel 1936.

Per decenni continuarono infatti ricerche e segnalazioni di presunti animali sopravvissuti nelle zone più remote della Tasmania.

Le fonti storiche sulla classificazione internazionale richiedono inoltre una piccola precisazione.

Viene spesso scritto che “la IUCN dichiarò il tilacino estinto nel 1986”. Alcune ricostruzioni riportano invece una classificazione IUCN come estinto già nel 1982, mentre la Red List del 1986 registrava la specie come Extinct e il 1986 è anche l’anno associato alla dichiarazione ufficiale tasmaniana.

Il National Museum of Australia riassume la vicenda indicando che il tilacino è ufficialmente considerato estinto dal 1986.

All’epoca veniva comunemente applicato un criterio storico secondo il quale l’assenza di prove confermate per cinquant’anni poteva portare alla dichiarazione di estinzione.

Oggi la definizione IUCN di “Extinct” non si basa semplicemente su un conto automatico di cinquant’anni.

Una specie viene considerata estinta quando non esiste più un ragionevole dubbio che l’ultimo individuo sia morto, dopo indagini adeguate nei suoi habitat conosciuti o previsti e nei periodi appropriati.

Gli avvistamenti dopo il 1936

La morte dell’ultimo individuo conosciuto non ha posto fine alla storia culturale del tilacino.

Per decenni sono continuate segnalazioni di animali che avrebbero avuto corpo allungato, coda rigida e strisce sulla parte posteriore.

Alcuni testimoni erano convinti di aver osservato un tilacino.

Sono state organizzate anche numerose spedizioni alla ricerca di una popolazione sopravvissuta, specialmente nelle aree selvagge della Tasmania.

Il problema è che una testimonianza, per quanto sincera, non equivale a una prova scientifica della sopravvivenza di una specie.

Fotografie sfocate, racconti personali e osservazioni effettuate per pochi secondi possono avere spiegazioni alternative.

Che cosa servirebbe come prova

Un animale vivo documentato in modo inequivocabile sarebbe naturalmente decisivo.

Anche un corpo recente, un campione biologico geneticamente verificato o materiale fotografico di qualità sufficiente accompagnato da elementi indipendenti di conferma potrebbero cambiare completamente il quadro.

Finora, però, le ricerche non hanno prodotto una prova conclusiva della sopravvivenza del tilacino.

Il National Museum of Australia sottolinea che, nonostante numerosi avvistamenti riportati dopo il 1936, non esistono evidenze chiare che la specie sia ancora presente.

Questo non significa che ogni testimone abbia necessariamente inventato ciò che ha visto.

Significa semplicemente che, in scienza, un’affermazione straordinaria come la sopravvivenza di una specie dichiarata estinta richiede evidenze verificabili e riproducibili.

Il DNA e il sequenziamento del genoma

Anche se non esistono più tilacini viventi conosciuti, musei di tutto il mondo conservano esemplari, tessuti, scheletri e preparati storici.

Questi materiali hanno permesso alla ricerca moderna di recuperare DNA della specie.

Nel 2018 un gruppo di ricercatori pubblicò una sequenza del genoma ottenuta utilizzando un giovane tilacino conservato in alcool da oltre un secolo.

Il lavoro ha permesso di studiare non soltanto l’evoluzione dell’animale, ma anche la sua diversità genetica.

Studi successivi hanno migliorato considerevolmente la ricostruzione del genoma utilizzando nuove tecnologie e confrontandolo con quello di marsupiali viventi imparentati.

La ricerca genomica ha mostrato anche che la popolazione del tilacino aveva attraversato un declino della diversità genetica molto prima dell’arrivo degli europei.

Questo dato è importante.

La persecuzione umana rimane centrale nella scomparsa recente, ma la specie potrebbe essere arrivata all’epoca coloniale con una popolazione già geneticamente poco diversificata.

Sequenziare un genoma estinto, però, non significa avere un animale pronto per essere clonato.

Il DNA degli esemplari museali è degradato e non esiste una linea di cellule vive di tilacino utilizzabile come nel caso della clonazione di un animale contemporaneo.

La de-estinzione può davvero riportarlo indietro

Negli ultimi anni il tilacino è diventato uno dei principali protagonisti del dibattito sulla cosiddetta de-estinzione.

Il TIGRR Lab dell’Università di Melbourne sta sviluppando tecniche di genomica, cellule staminali, editing genetico e riproduzione assistita dei marsupiali con l’obiettivo dichiarato di produrre in futuro un animale con caratteristiche del tilacino.

Il progetto utilizza marsupiali viventi imparentati, tra cui il dunnart dalla coda grassa, come sistemi sperimentali.

Il genoma del tilacino rappresenta una sorta di riferimento con il quale confrontare quello delle specie viventi.

È però essenziale distinguere un programma di ricerca da un risultato già ottenuto.

Al momento non esiste un tilacino riportato in vita.

Un animale ricostruito sarebbe davvero un tilacino?

È anche una domanda scientifica e filosofica.

Senza cellule vive originali, l’approccio prevede modifiche genetiche applicate alle cellule di una specie imparentata.

Quanto il risultato potrebbe essere equivalente biologicamente a Thylacinus cynocephalus è oggetto di discussione.

Il genoma, inoltre, non è l’unico elemento che costruisce un animale.

Sviluppo embrionale, ambiente materno, microbioma, comportamento appreso e interazioni ecologiche contribuiscono alla vita di un organismo.

Il dibattito sulle risorse

La de-estinzione solleva anche una questione di priorità.

Alcuni ricercatori sostengono che le tecnologie sviluppate per questi progetti possano produrre strumenti utili anche alla conservazione di marsupiali viventi: biobanche cellulari, tecniche riproduttive e conoscenze sull’editing genetico.

Altri sottolineano invece il rischio che la promessa di “riportare indietro” specie perdute distragga attenzione e risorse dalla protezione di specie che possono ancora essere salvate con strumenti già disponibili.

La de-estinzione del tilacino deve quindi essere descritta come ricerca sperimentale in corso, accompagnata da questioni tecniche, ecologiche ed etiche ancora aperte.

Non come una promessa con una data garantita.

Cosa ci insegna l’estinzione del tilacino

La prima lezione è probabilmente la più semplice: aspettare che una specie sia rarissima prima di proteggerla può essere troppo tardi.

Il tilacino ricevette protezione legale completa soltanto poche settimane prima della morte dell’ultimo individuo conosciuto.

La percezione pubblica può avere conseguenze reali

Per decenni il tilacino fu rappresentato soprattutto come nemico degli allevatori.

Una specie complessa venne ridotta al ruolo di predatore indesiderato e perseguitata attraverso un sistema organizzato di taglie.

La conservazione moderna cerca invece di valutare i conflitti con la fauna attraverso dati, prevenzione e gestione, evitando di trasformare automaticamente un predatore in un animale da eliminare.

Un confronto interessante è offerto dalla storia europea recente. Su Consigli Brillanti abbiamo raccontato anche il ritorno del lupo in Italia, un caso molto diverso in cui protezione legale, cambiamenti ambientali e disponibilità di prede hanno permesso a un grande predatore quasi scomparso di recuperare parte del proprio areale.

Prevenire costa meno che ricostruire

Il dibattito sulla de-estinzione rende evidente un paradosso.

Oggi vengono sviluppate tecnologie estremamente sofisticate nel tentativo di ricostruire caratteristiche biologiche di un animale perduto, mentre la protezione tempestiva dell’ultima popolazione avrebbe avuto possibilità completamente diverse.

Naturalmente, negli anni Trenta non esistevano le conoscenze ecologiche e gli strumenti conservazionistici attuali.

Proprio per questo il tilacino è diventato un simbolo utile per il presente.

Quando una specie entra in rapido declino, proteggere habitat, ridurre le cause di mortalità, monitorare le popolazioni e intervenire prima che rimangano pochissimi individui offre possibilità che nessuna tecnologia futura può garantire di ricreare.

Conclusione

Il tilacino era un marsupiale carnivoro unico, un tempo presente anche nell’Australia continentale e sopravvissuto in Tasmania fino al XX secolo.

La persecuzione umana, sostenuta anche da sistemi di taglie, è considerata il principale fattore della sua scomparsa tasmaniana. Trasformazione dell’habitat, competizione con cani introdotti e possibili malattie vengono discusse come pressioni aggiuntive, ma con livelli di evidenza differenti.

L’ultimo individuo conosciuto morì allo zoo di Hobart il 7 settembre 1936. I numerosi avvistamenti successivi non hanno prodotto prove sufficienti a dimostrare la sopravvivenza della specie.

Oggi il suo DNA permette di studiare evoluzione e genetica e alimenta ambiziosi progetti di de-estinzione. Ma nessuna ricerca ha ancora riportato in vita il tilacino, e il futuro di questi programmi rimane una questione scientifica aperta.

La lezione più concreta riguarda quindi le specie che esistono ancora: intervenire prima che una popolazione raggiunga il punto critico rimane molto più realistico che tentare di ricostruirla dopo la sua scomparsa.

Secondo voi, le tecnologie sviluppate per la de-estinzione dovrebbero avere un ruolo nella conservazione oppure le risorse dovrebbero concentrarsi soprattutto sulle specie ancora esistenti?

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Nota editoriale: considerando la presenza sul sito di altri articoli dedicati alla fauna selvatica, valutare la creazione della categoria “Wildlife”.

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  1. Il ritorno del lupo in Italia: cosa dice davvero la scienza — https://consiglibrillanti.com/il-ritorno-del-lupo-in-italia-cosa-dice-davvero-la-scienza/
  2. Un futuro articolo dedicato a una specie estinta o gravemente minacciata, utile per creare un cluster editoriale su estinzione e conservazione.

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  1. IUCN Red List of Threatened Species: https://www.iucnredlist.org/
  2. Australian Museum – Thylacine: https://australian.museum/learn/animals/mammals/thylacine/
  3. Tasmanian Museum and Art Gallery: https://www.tmag.tas.gov.au/

Nota sulla data di estinzione: fonti storiche riportano una classificazione IUCN del tilacino come estinto già nel 1982; la Red List IUCN del 1986 lo registrava come Extinct e la dichiarazione ufficiale della Tasmania risale al 1986. Il National Museum of Australia sintetizza la cronologia indicando il 1986 come anno in cui la specie fu ufficialmente dichiarata estinta. È quindi preferibile evitare la formulazione non qualificata “la IUCN lo dichiarò estinto nel 1986”.

Nota sulla de-estinzione: genomica ed editing genetico del tilacino sono campi di ricerca attivi. Eventuali scadenze annunciate da laboratori o società coinvolte devono essere considerate obiettivi progettuali, non garanzie scientifiche, e ricontrollate presso le fonti primarie prima di aggiornare l’articolo.

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